mercoledì 3 ottobre 2012

Perché l’arte aiuta a ri-trovarsi….. (I parte)



“ L’arte può essere definita – e utilizzata –
come la mappa esteriorizzata del nostro
se interiore.”Peter London

In un percorso di ArtCounseling la produzione artistica del cliente può aiutarlo a comprendere meglio le sue dinamiche interiori arrivando lì dove il linguaggio non ha ancora parole per esprimersi. Ed è proprio il processo che egli compie per arrivare a quel particolare manufatto la chiave che può aprire la serratura della sua consapevolezza.
Il processo artistico ha quindi, in questo caso, proprietà riparative, trasformative e di auto-esplorazione.

Vediamo ora nello specifico in che modo tutto questo si attua.

Pensiero visivo
Il pensiero visivo è la capacità di organizzare per mezzo di immagini i nostri sentimenti, pensieri e percezioni riguardo il mondo circostante. Usiamo  spesso nella vita quotidiana agganci visivi per riferirci a persone e cose. Tutti conosciamo la frase fatta “un’immagine vale più di mille parole”, o modi di dire sui colori, tipo”verde d’invidia”, “umor nero” o “visione rosa”.
Designiamo e definiamo il mondo mediante descrizioni visive, pensiamo per immagini, usandole spesso per rappresentare idee e sentimenti.
Jung, di cui è noto l’interesse per i simboli visivi nei sogni e nell’arte, sottolineava l’importanza che le immagini rivestono in un percorso terapeutico. Osservava che, lasciando che uno stato d’animo si incarni in una immagine onirica o artistica, lo si comprende più chiaramente e in profondità sperimentando le emozioni che vi sono contenute.
In anni recenti si è scoperto che le esperienze traumatiche spesso sono codificate nella mente sotto forma di immagini ed è del tutto naturale che questi ricordi riemergano come immagini visive. L’arte diventa quindi uno strumento unico per esprimere immagini traumatiche, riportandole alla coscienza in maniera meno minacciosa.

Esprimere quello che le parole non possono esprimere.
A tutti noi è capitato di sentire che certe esperienze ed emozioni sono difficili o impossibili da esprimere a parole. In un percorso di artcounseling le persone sono incoraggiate a esprimere quello che non sanno dire a parole con il disegno, la pittura o altre forme artistiche.
Non essendo un processo lineare vincolato dalle regole del linguaggio verbale (sintassi, grammatica, ortografia, logica), l’espressione artistica è in grado di esprimere simultaneamente molti aspetti complessi.
La terapeuta Harriet Wadeson, una delle pioniere nell’uso dell’arte in campo terapeutico’ parla a questo proposito della matrice spaziale dell’arte: la capacità dell’arte di comunicare relazioni usando linee, forme e colori. Per esempio, spiegare le relazioni fra i membri della propria famiglia può essere difficile, ma disegnando o dipingendo è facile illustrare simultaneamente i diversi tempi, luoghi e legami che li coinvolgono. Quello che richiederebbe una prolissa esposizione verbale può essere espresso più rapidamente da un singolo disegno.
Elementi ambigui, enigmatici o perfino contraddittori possono confluire nella stessa immagine perché l’arte, a differenza del linguaggio, non ha regole di struttura e di organizzazione.
Questa capacità dell’arte di abbracciare elementi paradossali è di grande aiuto per integrare e sintetizzare emozioni ed esperienze conflittuali.

Esperienza sensoriale.
L’arte è un’attività manuale: implica costruire, disporre, mescolare, toccare, modellare, incollare, disegnare, spillare, dipingere, forgiare e altre esperienze concrete.
Disegnare, dipingere e scolpire sono anche esperienze psicomotorie, hanno cioè carattere sensoriale in quanto chiamano in causa vista, tatto, cinestesia, udito e altre modalità sensoriali a seconda dei mezzi usati.
Da bambini, quando scarabocchiamo su un foglio, giochiamo con i materiali o facciamo giochi di fantasia, impariamo attraverso i sensi. Queste esperienze, secondo lo psicologo Eugene Gendlin padre del Focusing implicano un “significato sentito”, la consapevolezza corporea di situazioni, eventi o persone.
Oltre al pensiero, il “significato sentito” è un modo di dare senso alle cose, che ci aiuta a capire e valutare il mondo intorno a noi. Le qualità sensoriali del lavoro artistico ci danno modo di accedere alle nostre emozioni e percezioni più facilmente che attraverso le parole.

Liberazione emotiva
In termini psicologici si parla di “catarsi”. Il termine significa letteralmente “purificazione” indicando con questo l’espressione liberatoria di intense emozioni.
Fare un disegno, un dipinto, una scultura può essere catartico, in quanto offre sollievo da emozioni dolorose e disturbanti portandole fuori da sé.
Il processo in sé della produzione artistica può alleviare lo stress e l’ansia anche creando una risposta fisiologica di rilassamento o modificando lo stato d’animo. Sappiamo, per esempio, che l’attività creativa può di fatto aumentare il livello di serotonina nel cervello, combattendo così la depressione.
Inoltre il lavoro artistico è per alcuni una forma di meditazione che genera calma e pace interiore. Il carattere ripetitivo, rasserenante, che ha per alcune persone dipingere, disegnare o modellare la creta può indurre la risposta di rilassamento, con rallentamento del ritmo cardiaco e respiratorio e alleviare così lo stress.


…… segue nel prossimo post …….


2 commenti:

  1. Ciao Gabriella , piacere di conoscerti e di seguire il tuo blog! bello, utile e interessante!! Miriam di http://arteascuola-miriampaternoster.blogspot.it/

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  2. Grazie Miriam, :-)
    ricambio il complimento. Bellissimo blog il tuo e bellissimo lavoro.
    Sperando di ritrovarti spesso fra le mie pagine ...
    un saluto affettuoso
    Gabriella

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