lunedì 1 ottobre 2012
Il pensiero creativo e l'arte ....
sabato 17 dicembre 2011
L'arte è Vita!
giovedì 24 novembre 2011
Il permesso di essere creativi
"Alla fine tutti siamo portati a scegliere tra la dipendenza e la creatività"Linda Leonard Schierse
giovedì 20 ottobre 2011
L’Art Counseling e la Creatività
" People" tec.mista su tela 20x20-2011 - Giovanna Lentini
“Talvolta dobbiamo riposarci da noi stessi, guardando in profondità dentro di noi, da una distanza artistica; dobbiamo saper ridere e piangere di noi; dobbiamo scoprire l’eroe e anche il buffone che si nasconde nella nostra passione di conoscenza; dobbiamo ogni tanto essere contenti della nostra pazzia, se vogliamo poter essere ancora contenti della nostra saggezza.” Nietzsche
giovedì 14 luglio 2011
Benessere ed esperienza creativa ...
Gabrielle Javier Cerulli - 26 circles on green-gold blue5 -http://www.flickr.com/photos/arttherapy-etsy/1272248152/in/photostream/
“ Il sogno davanti alla tavolozza
è un sogno di sostanza”
Gilbert Durand
Come ho già ribadito in vari post, vi sono persone, anche con gravi disturbi psichici, che hanno potuto trarre qualche beneficio per le proprie problematiche dall’uso della pittura, della scultura, della danza, del fare musica o teatro. Sono state formulate diverse ipotesi volte a comprendere quali siano le dinamiche su cui si basano queste forme d’arte, per capire se in qualche modo tale produrre creativo possieda qualità “terapeutiche”. Accanto alle forme “terapeutiche” che prevedono l’utilizzo, a vario titolo, dell’espressione artistica, da circa trent’anni sono vive in Italia e all’estero esperienze di “terapia artistica”; tale “terapia” è intesa come un approccio a malattie e a disagi, sia psichici che fisici, attraverso l’arte.
Per Rudolf Arnheim il contatto tra il mondo dell’arte e quello della psicologia è troppo limitato ed è questo il motivo per cui la psicologia non è riuscita ad elaborare una teoria estetica convincente. Per comprendere davvero la produzione artistica lo psicologo dovrebbe fare arte. Egli potrebbe così “mantenere vivo ai suoi occhi, orecchie o mani il senso dell’esperienza artistica genuina”. Gli artisti dal canto loro, prosegue Arnheim, dovranno far cadere il pregiudizio per cui l’arte non può essere indagata con il “ragionamento analitico”. Per ciò che riguarda le teorie estetiche e la psiche, possiamo soltanto fare riferimento, afferma Arnheim, alla teoria motivazionale che vede nell’opera artistica una pura espressione e comunicazione di emozioni; oppure alla teoria psicoanalitica che, per quanto interessata alle origini dell’esperienza artistica e sebbene sia presente con “coerenza e vigore”, considera l’arte soprattutto come la soddisfazione di un desiderio.
L’esperienza artistica richiede alla persona un impegno attivo e materiale; l’arteterapia trova il suo fondamento nel rapporto che si stabilisce con l’agevolatore. Attraverso l’approccio meta-verbale si realizza un incontro tra due persone in una relazione d’aiuto che si serve più del fare che del colloquio.
Nell’ambito del percorso , dipingere (come modellare, recitare,danzare) è un dare messaggi, lasciar cadere segni che possano essere raccolti da un lettore partecipe, l’ArtCounselor o l’Arteterapeuta, presenza attenta che accompagna il possibile emergere di disagi personali. E aspettare insieme che il cliente, come il Pollicino della fiaba dei fratelli Grimm, dopo aver buttato le “illeggibili briciole”, lasci cadere tracce più visibili; nel gioco tra luce e ombra, segni di presenza spariscono e riaffiorano finchè l’esperienza prende corpo, e il “sogno” può apparire, manifestandosi concretamente.
Secondo l’Arteterapia ogni individuo, anche se non ha alcuna esperienza artistica, ha una capacità latente di proiettare i suoi conflitti interiori. Tale mezzo dà alla persona la possibilità di dichiararsi mediante la propria creatività. Il cliente può così avere la possibilità, per narrare di sé, di utilizzare sia l’immagine che la parola.
In Arteterapia, teniamo ben a mente, che la persona e il processo creativo sono più importanti del prodotto finito.
In effetti lungi dal distrarre, l’arteterapia ha le caratteristiche della concentrazione nel senso di un’intensificazione della coscienza: essa è lavoro conoscitivo.
Però, considerando il piacere come legittimo e fondamentale, è opportuno non separare l’utile e il necessario dal bello e dalla felicità. E’ possibile, infatti, divertirsi e provare piacere nel dipingere e, al tempo stesso, modificare e riequilibrare certe sproporzioni sul foglio affrontandole come dimensioni simboliche del sé. Il quadro è una zona franca, dove è possibile sperimentare nuovi atteggiamenti e consentire che qualcosa si trasformi tramite i colori e le forme che si modificano.
L’arte “crea una zona di vita simbolica”, che permette di esprimere sentimenti e idee, far emergere i contrasti e le difficoltà della quotidianità, dimostrare la capacità della persona di “trascendere il conflitto e di creare ordine nel caos, ed infine, di dare piacere” (Kramer).
La creatività è un fenomeno di trasformazione e di cambiamento; attingendo a rappresentazioni, simboli, evocazioni ed eventi, che sono patrimonio sia individuale che collettivo, permette una sintesi personalizzata e originale.
La creatività permette di avere uno sguardo personale sulla realtà esterna, di “colorire” il mondo con la propria originalità. Nell’infanzia il gioco è un fenomeno universale, manifestazione dello star bene. Ed è una capacità che non scompare completamente; rimane nella realtà psichica dell’adulto e si manifesta ad esempio nei giochi di parole, nello “humor”, per Winnicott, il gioco, con la diversità di spazio e tempo, è alla base di ogni esperienza culturale, artistica e religiosa. Il gioco ha origine dalla fantasia, quella stessa facoltà che per Freud, dà vita sia ai “sogni ad occhi aperti”, che all’esperienza creativa dell’arte.
Sempre secondo Winnicott, l’atteggiamento creativo è il solo rapporto con il mondo. Non si può tuttavia scambiare fantasia con fantasticheria o creatività con il vivere l’esperienza del sogno anche da svegli come, ad esempio avviene in chi è preda di allucinazioni o in chi non riesce a prendere contatto con la propria interiorità. L’arte può portare ad armonizzare queste situazioni estreme perché unisce ad una ricchezza di emozioni la presenza attenta alla realtà esterna.
Anche se la persona inizia a fare arte con esitazione e indecisione, con l’esperienza acquisisce vera capacità; i sensi si fanno più svegli, quello che prima veniva percepito solo in maniera confusa diventa più chiaro.
La funzione dell’arte assume così la concezione assai ampia di atteggiamento di maggior coscienza sia per ciò che riguarda il mondo esterno che la realtà interiore, non considerando separati la personalità interna e la reazione alla realtà esterna; il nostro modo di percepire il mondo è sempre carico di emozioni, bisogni e atteggiamenti personali. L’arte così diventa il mezzo per rendere visibile ed udibile la natura e il senso dell’esistenza umana ….
Per approfondire:
R.Arnheim
Arte e percezione visiva
Ed.Feltrinelli
R.Arnheim
L'immagine e la parola
Ed.Mimesis
R.Arnheim
Una visione dell'arte
Ed. Anicia
lunedì 4 luglio 2011
la gioia della gioia ...
Quando la creatività è al culmine, si può sperimentare quello che gli artisti chiamano il “momento bianco”. Tutto funziona al meglio. Le abilità sono a tal punto adattate al compito, che l’esecutore sembra fondersi con esso. Tutto è armonioso, coerente e senza sforzo.Il flusso è uno stato estatico. E’ un’esperienza gioiosa, un’esaltazione spontanea. “Che bella parola è gioia, JOY – dice il disegnatore Chuk Jones – ogni volta che penso alla gioia, trovo che non è possibile scriverla; è una cosa talmente elegante, con una perla proprio in cima e tutti quei piccoli confetti sui lati … ed è circondata da u’aurea di felicità. E’ davvero un piacere vedere la gioia. Ed è grande, con quella splendida “O” che ti sorride. E amabile, proprio come un SI; a ben guardare, l’ultima lettera di “joy” è la prima di SI, YES. E’ tutta decorata piena di fascino, e ha le ali: accidenti, potrebbe volare via! Quando stai disegnando qualcosa e ci riesci – ecco, quello ‘ l’incarnazione della gioia. Ma se uno non è disposto a correre rischi, a fare qualche errore, ad affrontare il drago della paura e a insistere, non conoscerà mai la gioia della gioia”
giovedì 2 giugno 2011
La Creatività: attingere al processo …

“L’atto creativo è un atto libero e scevro da ogni cliché o malformazione del pensiero, esso tende verso la verità delle cose e il suo nucleo, spesso frantumando il superfluo che è solo retorica, abitudine e pregiudizio... in definitiva corteccia da macerare” Rolando Attanasio - Creatività
La Creatività, come ho più volte ripetuto nei post precedenti, è uno strumento di crescita personale, autocoscienza, cambiamento e riabilitazione. Come la parola “arte”, anche “creatività” richiama alla mente una serie di associazioni radicate da tempo.
Quando si nomina l’arte, molti pensano subito alla creatività, benché il pensiero creativo non sia limitato all’arte.
Malgrado anni di ricerche sulla creatività, ancora non sappiamo bene come avvengano le svolte creative. Le teorie sono numerose, ma la maggior parte prevede in generale le fasi seguenti:
- Preparazione => raccogliere idee e materiali
- Incubazione=> immersione totale nel processo
- Illuminazione=> svolta improvvisa e compimento
- Verifica=> aggiunta di ritocchi o modifiche finali.
Queste fasi descrivono il processo creativo seguito nelle più varie attività, dalla semplice soluzione di un problema a quelle più nobili come portare a termine una scoperta scientifica, una composizione musicale, una poesia o un’opera d’arte.
Dato che nelle arti visive il processo creativo è un’esperienza manuale che oltre alla mente chiama in causa anche i sensi, si suppone che vi intervengano altri aspetti più specifici. Secondo la terapeuta Vija Lusebrink, la creatività artistica coinvolge esperienze cinestesico/sensoriali (azione), percettivo/affettive (forma) e cognitivo/simboliche (immagine).
- Cinestesico/sensoriale=> si interagisce con il materiale per esplorarlo attraverso l’attività motoria, il tatto, la vista e gli altri sensi; a questo livello non conta cosa si crea in particolare, ma l’esperienza corporea dell’espressione sensoriale tramite i materiali.
- Percettivo/affettivo => il materiale è usato per comunicare idee ed emozioni, trasmettendo sentimenti o percezioni attraverso l’espressione artistica.
- Cognitivo/simbolico => il materiale artistico è usato per comunicare un significato personale mediante la struttura, elaborazione e modificazione della forma e dell’immagine
Sempre secondo la Lusebrink esiste poi un quarto livello , il “livello creativo”, che è l’integrazione di tutti gli altri in forma artistica. Non tutti raggiungono questo livello, ma una qualche forma di creatività si può incontrare anche a ciascuno degli altri livelli. Per esempio una persona può fare un’esperienza creativa usando linee e colori per esprimere nella pittura una certa emozione (livello percettivo/affettivo), oppure semplicemente facendo scorrere la matita sul foglio (livello cinestesico/sensoriale), o sviluppando un’immagine che simboleggia un concetto o un’idea (livello cognitivo/simbolico). Quando tutti e tre questi livelli si combinano in un disegno, un dipinto, una scultura, il risultato è un’autentica creazione, unica e suggestiva.
Quel che più conta in tutto questo discorso è che nel modo di vivere il processo creativo dell’arte esistono notevoli variazioni personali, che sono importanti ai fini dell’Arteterapia. La creatività personale dipende moltissimo dall’interesse che un’attività suscita in noi, dal fatto che ci appaia significativa e motivante.
Se consideriamo l’importanza dell’Arteterapia per il raggiungimento di uno stato di ben-essere della persona, il processo creativo rappresenta la strada attraverso cui il soggetto prende coscienza dei suoi aspetti più intimi, ed esprime le emozioni più profonde.
E’ durante questa fase che la persona ritrova grande soddisfazione e autostima. Forzando i propri limiti e rifiutando i preconcetti, si trova il coraggio di abbandonare vecchie credenze e percezioni di sé e delle proprie esperienze per abbracciare una visione nuova, ricca di significati da esplorare.
In questo modo il processo creativo è visto come parte integrante della nostra autorealizzazione; ciò ci permette di conoscere meglio noi stessi e sviluppare appieno le nostre potenzialità.



