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lunedì 1 ottobre 2012

Il pensiero creativo e l'arte ....



Lynne Taetzsch - I flit through life -

La creatività è il rifiuto dello spirito di lasciarsi confinare e comprimere entro norme rigide.
Molte persone creative si vestono in modo eccentrico forse per questa istintiva ribellione agli schemi imposti, o per segnalare la loro indipendenza.

Un pensiero positivo non è né una cosa schematica, né rigida o imposta. La ripetizione meccanica di una formula “magica” inventata da altri, difficilmente cambierà in meglio la nostra vita.

Per cambiare davvero il nostro modo di pensare è utile che diventiamo “creativi”. Questo non significa necessariamente (ma neppure esclude) che ci verranno delle ispirazioni e aspirazioni artistiche di cui non sospettavamo l’esistenza. Tuttavia, qualunque lavoro facciamo e magari decidiamo di continuare a fare, qualunque sia il contesto generale della nostra vita, questa può acquisire maggior “colore”, più brio, una qualità davvero ben diversa e migliore, se il nostro pensiero sarà una creazione spontanea tutta nostra.

Coinvolgere entrambi gli emisferi cerebrali nella formulazione di un pensiero diventa allora di estrema utilità. Così come diventa utile coinvolgere tutti i sensi, tutte le percezioni.

Siamo abituati a “pensare i pensieri”, cioè a lasciarli esclusivamente allo stato larvale nella nostra testa? Ebbene proviamo a lasciare che si trasformino in bellissime farfalle. Impariamo a scriverli e a disegnarli …..

Ritenete di non saper disegnare o non aver mai disegnato? Non importa! Anzi, forse è meglio, perché il vostro stile, personalissimo e unico, non ha ancora subito imposizioni.

Ecco di seguito un esercizio per mettersi all’opera….

Vi servono carta, matita o biro e possibilmente alcune matite o penne colorate.

Ponete l’attenzione su un argomento che desiderate affrontare e portare verso una soluzione positiva.

Scrivete il titolo o la domanda su un foglio. Vi si presenteranno delle parole e delle immagini magari ancora vaghe e apparentemente poco collegate al problema stesso.

Scrivete ugualmente le parole chiave, nel colore che vi sembra esprimere meglio lo stato attuale delle cose. Di fianco mettete un colore che secondo voi esprime lo scopo da raggiungere, e una freccia dello steso colore.

Se a questo punto vi viene spontaneo abbozzare con un disegno la forma del vostro desiderio o scopo, fatelo, sempre con il “colore del futuro”, e fate annotazione di tutte le parole e tutti i concetti che vi si presentano al proposito. Non occorre che questi siano scritti in sequenza orizzontale o verticale, anzi: assegnate loro intuitivamente uno spazio sul foglio, senza per ora valutarne l’importanza.

Potete anche abbreviare, creare o scegliere dei simboli, dei vostri “geroglifici” personali.

I singoli punti di questo insieme di parole, segni e disegni possono essere collegati tra loro per individuare una sequenza delle singole azioni da seguire, o l’ordine di importanza che attribuite loro.

Un simile simbolo, magari colorato, potrebbe diventare un buon ancoraggio per ricordarvi regolarmente uno scopo, una meta da raggiungere, e i due emisferi cerebrali lavoreranno così insieme nella stessa direzione.

sabato 17 dicembre 2011

L'arte è Vita!



Neera Hashimoto - Flower of love -

L’arte è il profondo desiderio dell’individuo di collegarsi a tutta l’esistenza; di connettersi e di esprimere la vita stessa. Migliaia di anni fa, nelle grotte di Altamira in Spagna, molto prima che nascessero le prime scuole d’arte, antiche tribù di cacciatori dipinsero bisonti e altri animali con grande sensibilità e accuratezza. La loro arte non era il risultato di una tecnica appresa con impegno. Era una semplice preghiera dell'espressione umana.

Nella società contemporanea, l'arte viene trattata sempre più come un'entità separata, una cosa riservata agli specialisti, come qualsiasi altra professione. È un peccato perché dipingere non è soltanto un diritto di tutti; è anche uno dei più grandi strumenti per risvegliare la propria consapevolezza.

L'espressione creativa non è altro che la nostra energia vitale, è come sangue invisibile che scorre nel nostro corpo. L'intelligenza per creare è nascosta in noi e può uscire fluendo come una sorgente che sgorga dalla cima di di una montagna; è senza fine, abbondante e deliziosa.

La pittura può essere uno specchio che ci permette di guardare profondamente dentro noi stessi.
Quando dipingiamo con consapevolezza, chiunque noi siamo, qualunque cosa sentiamo in quel momento, troverà espressione sul foglio e vi resterà impresso mostrandoci a noi stessi.

È necessario solo rimanere aperti e osservare. In questo modo attraverso la consapevolezza di ogni istante, è possibile una rivoluzione della consapevolezza, perché la mente non ha spazio per tornare alle vecchie abitudini di commentare, giudicare, criticare o dare istruzioni.

Vivere ogni momento vuol dire dare spazio all'intuizione e alla spontaneità . Una volta che si impara questo segreto, dipingere è pura gioia e divertimento e offre la chiave per aprire tutte le porte e le finestre della nostra intelligenza creativa.


Liberamente tratto da:
Meera Hashimoto
Il risveglio dell’arte
Ed.Urra

giovedì 24 novembre 2011

Il permesso di essere creativi



Sabry-Art  -  "Albero della vita" - murales

Il verbo italiano creare, al quale il sostantivo creatività rimanda, deriva dal creare latino, che condivide con "crescere" la radice KAR. In sanscrito, KAR-TR è colui che fa (dal niente), il creatore.

Creare significa propriamente produrre qualcosa  che appaia ai più come nuova ed originale. Possiamo anche dire che la creatività è un particolare processo attivato dall’uomo nel suo relazionarsi con il mondo esterno allo scopo di dare ad esso un significato personale che si rifà alla sua realtà interiore. Sono i nostri desideri e i nostri bisogni che ci spingono ad agire creativamente. Se non avessimo desideri, sogni e sentimenti non ci sarebbe la tensione emozionale e cognitiva necessaria per dare il via ad un processo creativo capace, potenzialmente, di modificare la realtà con i suoi effetti.

D’altra parte è la realtà che ci fornisce i mezzi e gli strumenti necessari all’azione creativa: nulla si crea dal nulla ed ogni atto creativo, così come ogni nuova idea scaturisce dall’esistente. La creatività non è un atto magico che dal nulla fa nascere qualcosa, ma è una sorta di ricombinazione delle strutture e delle informazioni che abbiamo a disposizione per dar voce ad un bisogno consapevole od inconsapevole, primario o meno che cerca soddisfazione nella realtà.

La creatività nella sua forma più profonda è una celebrazione della vita, della nostra vita, un’autoaffermazione energica del nostro essere al mondo : SONO QUI! POSSO ESSERE QUALSIASI COSA! POSSO FARE QUALSIASI COSA!
In questo senso diventa quindi anche un atto di coraggio: è la rottura dei confini per crearne di nuovi ascoltando quel bisogno che dentro urge di essere affermato, rischiando anche il fallimento o il ridicolo in nome del cambiamento.

Infatti il “sine qua non” del processo creativo è il cambiamento, la trasformazione di una forma in un ‘altra, di un simbolo in una intuizione che attraverso metamorfosi diventa “qualcosa d’altro”.

La creatività è l’affermazione della vita che si muove oltre se stesa. Una vita scarsamente esposta al mondo e alle possibili esperienze ha poche probabilità di essere creativa. “La creatività è impaziente di fronte al ristagno dell’esperienza; non può fiorire in un ammasso di polvere” (J. Zinker).

L’atto della creazione è un bisogno fondamentale, come respirare , è il bisogno di lasciare una traccia ; dobbiamo correre il rischio e darci il permesso di proiettare le immagini più personali sugli oggetti, sulle parole o su altri simboli tras-formandoli in qualcosa di nuovo. Ogni uomo è pieno di proiezioni e nello stesso tempo ha paura di esprimerle del tutto. Comporre musica, fare un quadro, una scultura o semplicemente creare un cambiamento nella propria vita è come correre il pericolo di lasciare andare il proprio cuore, la propria anima nel mondo avendo paura che nessuno voglia fruirne.

Rimanere eterni incompresi blocca l’azione, ci fa restare in balia degli eventi non più “creatori” della propria vita bensì burattini in mano al “destino” indiscusso regista della nostra esistenza.

Come dice Maslow “la creatività autorealizzante viene emessa come radioattività e irradia tutta la vita... è come la luce del sole; si diffonde dappertutto ...” e alla luce non ci si può opporre.....


"Alla fine tutti siamo portati a scegliere tra la dipendenza e la creatività"Linda Leonard Schierse


giovedì 20 ottobre 2011

L’Art Counseling e la Creatività



" People" tec.mista su tela 20x20-2011 - Giovanna Lentini


Come ho già più volte ribadito in vari post , in un percorso di Art Counseling siamo invitati ad usare la nostra creatività per produrre  lavori originali e immaginativi. 

Non si tratta di un’esperienza imitativa, in cui seguendo una serie di istruzioni si copia un’immagine o si acquisisce una tecnica. Eseguire una replica esatta di un oggetto, un disegno o una scultura può anche essere fonte di soddisfazione ma non innesca quel processo creativo in cui poter scoprire e sviluppare il nostro più autentico e personale mondo di immagini.
Lavorare sul processo di produzione delle immagini e correre il rischio di esprimere noi stessi sospendendo ogni giudizio ci mette a contatto con il nostro potenziale creativo.

L’Art Counseling è un processo che consiste nell’esplorare, modificare e creare immagini avventurandosi spesso verso l’ignoto. Questo può essere snervante, specialmente all’inizio. Attingendo esclusivamente alla fonte creativa non si hanno modelli da seguire o esempi da ricopiare o riprodurre. La creatività comporta inevitabilmente che si corrano dei rischi, si rompano barriere, si forzino limiti e si inventino idee nuove.

Se ci si sente al sicuro solo quando si hanno regole certe ed esiste la risposta giusta, questa esperienza dapprima sembrerà frustrante, contraddittoria, forse esasperante. Tuttavia è un’esperienza che vale la pena di fare perché può avviare un processo di cambiamento, crescita e interezza personale conducendo la persona all’autocoscienza e alla trasformazione.

Immergersi nel processo creativo è, nei termini più semplici, un’esperienza manuale che stimola al pensiero divergente e alla sperimentazione di prospettive nuove e nuovi modi di pensare, per alimentare e arricchire il nostro ben-essere.

“Talvolta dobbiamo riposarci da noi stessi, guardando in profondità dentro di noi, da una distanza artistica; dobbiamo saper ridere e piangere di noi; dobbiamo scoprire l’eroe e anche il buffone che si nasconde nella nostra passione di conoscenza; dobbiamo ogni tanto essere contenti della nostra pazzia, se vogliamo poter essere ancora contenti della nostra saggezza.” Nietzsche


giovedì 14 luglio 2011

Benessere ed esperienza creativa ...

Gabrielle Javier Cerulli - 26 circles on green-gold blue5 -
http://www.flickr.com/photos/arttherapy-etsy/1272248152/in/photostream/

“ Il sogno davanti alla tavolozza

è un sogno di sostanza”

Gilbert Durand


Come ho già ribadito in vari post, vi sono persone, anche con gravi disturbi psichici, che hanno potuto trarre qualche beneficio per le proprie problematiche dall’uso della pittura, della scultura, della danza, del fare musica o teatro. Sono state formulate diverse ipotesi volte a comprendere quali siano le dinamiche su cui si basano queste forme d’arte, per capire se in qualche modo tale produrre creativo possieda qualità “terapeutiche”. Accanto alle forme “terapeutiche” che prevedono l’utilizzo, a vario titolo, dell’espressione artistica, da circa trent’anni sono vive in Italia e all’estero esperienze di “terapia artistica”; tale “terapia” è intesa come un approccio a malattie e a disagi, sia psichici che fisici, attraverso l’arte.

Per Rudolf Arnheim il contatto tra il mondo dell’arte e quello della psicologia è troppo limitato ed è questo il motivo per cui la psicologia non è riuscita ad elaborare una teoria estetica convincente. Per comprendere davvero la produzione artistica lo psicologo dovrebbe fare arte. Egli potrebbe così “mantenere vivo ai suoi occhi, orecchie o mani il senso dell’esperienza artistica genuina”. Gli artisti dal canto loro, prosegue Arnheim, dovranno far cadere il pregiudizio per cui l’arte non può essere indagata con il “ragionamento analitico”. Per ciò che riguarda le teorie estetiche e la psiche, possiamo soltanto fare riferimento, afferma Arnheim, alla teoria motivazionale che vede nell’opera artistica una pura espressione e comunicazione di emozioni; oppure alla teoria psicoanalitica che, per quanto interessata alle origini dell’esperienza artistica e sebbene sia presente con “coerenza e vigore”, considera l’arte soprattutto come la soddisfazione di un desiderio.

L’esperienza artistica richiede alla persona un impegno attivo e materiale; l’arteterapia trova il suo fondamento nel rapporto che si stabilisce con l’agevolatore. Attraverso l’approccio meta-verbale si realizza un incontro tra due persone in una relazione d’aiuto che si serve più del fare che del colloquio.

Nell’ambito del percorso , dipingere (come modellare, recitare,danzare) è un dare messaggi, lasciar cadere segni che possano essere raccolti da un lettore partecipe, l’ArtCounselor o l’Arteterapeuta, presenza attenta che accompagna il possibile emergere di disagi personali. E aspettare insieme che il cliente, come il Pollicino della fiaba dei fratelli Grimm, dopo aver buttato le “illeggibili briciole”, lasci cadere tracce più visibili; nel gioco tra luce e ombra, segni di presenza spariscono e riaffiorano finchè l’esperienza prende corpo, e il “sogno” può apparire, manifestandosi concretamente.

Secondo l’Arteterapia ogni individuo, anche se non ha alcuna esperienza artistica, ha una capacità latente di proiettare i suoi conflitti interiori. Tale mezzo dà alla persona la possibilità di dichiararsi mediante la propria creatività. Il cliente può così avere la possibilità, per narrare di sé, di utilizzare sia l’immagine che la parola.

In Arteterapia, teniamo ben a mente, che la persona e il processo creativo sono più importanti del prodotto finito.

In effetti lungi dal distrarre, l’arteterapia ha le caratteristiche della concentrazione nel senso di un’intensificazione della coscienza: essa è lavoro conoscitivo.

Però, considerando il piacere come legittimo e fondamentale, è opportuno non separare l’utile e il necessario dal bello e dalla felicità. E’ possibile, infatti, divertirsi e provare piacere nel dipingere e, al tempo stesso, modificare e riequilibrare certe sproporzioni sul foglio affrontandole come dimensioni simboliche del sé. Il quadro è una zona franca, dove è possibile sperimentare nuovi atteggiamenti e consentire che qualcosa si trasformi tramite i colori e le forme che si modificano.

L’arte “crea una zona di vita simbolica”, che permette di esprimere sentimenti e idee, far emergere i contrasti e le difficoltà della quotidianità, dimostrare la capacità della persona di “trascendere il conflitto e di creare ordine nel caos, ed infine, di dare piacere” (Kramer).

La creatività è un fenomeno di trasformazione e di cambiamento; attingendo a rappresentazioni, simboli, evocazioni ed eventi, che sono patrimonio sia individuale che collettivo, permette una sintesi personalizzata e originale.

La creatività permette di avere uno sguardo personale sulla realtà esterna, di “colorire” il mondo con la propria originalità. Nell’infanzia il gioco è un fenomeno universale, manifestazione dello star bene. Ed è una capacità che non scompare completamente; rimane nella realtà psichica dell’adulto e si manifesta ad esempio nei giochi di parole, nello “humor”, per Winnicott, il gioco, con la diversità di spazio e tempo, è alla base di ogni esperienza culturale, artistica e religiosa. Il gioco ha origine dalla fantasia, quella stessa facoltà che per Freud, dà vita sia ai “sogni ad occhi aperti”, che all’esperienza creativa dell’arte.

Sempre secondo Winnicott, l’atteggiamento creativo è il solo rapporto con il mondo. Non si può tuttavia scambiare fantasia con fantasticheria o creatività con il vivere l’esperienza del sogno anche da svegli come, ad esempio avviene in chi è preda di allucinazioni o in chi non riesce a prendere contatto con la propria interiorità. L’arte può portare ad armonizzare queste situazioni estreme perché unisce ad una ricchezza di emozioni la presenza attenta alla realtà esterna.

Anche se la persona inizia a fare arte con esitazione e indecisione, con l’esperienza acquisisce vera capacità; i sensi si fanno più svegli, quello che prima veniva percepito solo in maniera confusa diventa più chiaro.

La funzione dell’arte assume così la concezione assai ampia di atteggiamento di maggior coscienza sia per ciò che riguarda il mondo esterno che la realtà interiore, non considerando separati la personalità interna e la reazione alla realtà esterna; il nostro modo di percepire il mondo è sempre carico di emozioni, bisogni e atteggiamenti personali. L’arte così diventa il mezzo per rendere visibile ed udibile la natura e il senso dell’esistenza umana ….


Per approfondire:

R.Arnheim
Arte e percezione visiva
Ed.Feltrinelli

R.Arnheim
L'immagine e la parola
Ed.Mimesis

R.Arnheim
Una visione dell'arte
Ed. Anicia

lunedì 4 luglio 2011

la gioia della gioia ...

Quando la creatività è al culmine, si può sperimentare quello che gli artisti chiamano il “momento bianco”. Tutto funziona al meglio. Le abilità sono a tal punto adattate al compito, che l’esecutore sembra fondersi con esso. Tutto è armonioso, coerente e senza sforzo.

Il flusso è uno stato estatico. E’ un’esperienza gioiosa, un’esaltazione spontanea. “Che bella parola è gioia, JOY – dice il disegnatore Chuk Jones – ogni volta che penso alla gioia, trovo che non è possibile scriverla; è una cosa talmente elegante, con una perla proprio in cima e tutti quei piccoli confetti sui lati … ed è circondata da u’aurea di felicità. E’ davvero un piacere vedere la gioia. Ed è grande, con quella splendida “O” che ti sorride. E amabile, proprio come un SI; a ben guardare, l’ultima lettera di “joy” è la prima di SI, YES. E’ tutta decorata piena di fascino, e ha le ali: accidenti, potrebbe volare via! Quando stai disegnando qualcosa e ci riesci – ecco, quello ‘ l’incarnazione della gioia. Ma se uno non è disposto a correre rischi, a fare qualche errore, ad affrontare il drago della paura e a insistere, non conoscerà mai la gioia della gioia”

giovedì 2 giugno 2011

La Creatività: attingere al processo …


Nadia Sponzilli - Acquarello Alchemico - "Auto-accettazione" (particolare)

“L’atto creativo è un atto libero e scevro da ogni cliché o malformazione del pensiero, esso tende verso la verità delle cose e il suo nucleo, spesso frantumando il superfluo che è solo retorica, abitudine e pregiudizio... in definitiva corteccia da macerare” Rolando Attanasio - Creatività

La Creatività, come ho più volte ripetuto nei post precedenti, è uno strumento di crescita personale, autocoscienza, cambiamento e riabilitazione. Come la parola “arte”, anche “creatività” richiama alla mente una serie di associazioni radicate da tempo.

Quando si nomina l’arte, molti pensano subito alla creatività, benché il pensiero creativo non sia limitato all’arte.

Malgrado anni di ricerche sulla creatività, ancora non sappiamo bene come avvengano le svolte creative. Le teorie sono numerose, ma la maggior parte prevede in generale le fasi seguenti:

  1. Preparazione => raccogliere idee e materiali
  2. Incubazione=> immersione totale nel processo
  3. Illuminazione=> svolta improvvisa e compimento
  4. Verifica=> aggiunta di ritocchi o modifiche finali.

Queste fasi descrivono il processo creativo seguito nelle più varie attività, dalla semplice soluzione di un problema a quelle più nobili come portare a termine una scoperta scientifica, una composizione musicale, una poesia o un’opera d’arte.

Dato che nelle arti visive il processo creativo è un’esperienza manuale che oltre alla mente chiama in causa anche i sensi, si suppone che vi intervengano altri aspetti più specifici. Secondo la terapeuta Vija Lusebrink, la creatività artistica coinvolge esperienze cinestesico/sensoriali (azione), percettivo/affettive (forma) e cognitivo/simboliche (immagine).

  • Cinestesico/sensoriale=> si interagisce con il materiale per esplorarlo attraverso l’attività motoria, il tatto, la vista e gli altri sensi; a questo livello non conta cosa si crea in particolare, ma l’esperienza corporea dell’espressione sensoriale tramite i materiali.
  • Percettivo/affettivo => il materiale è usato per comunicare idee ed emozioni, trasmettendo sentimenti o percezioni attraverso l’espressione artistica.
  • Cognitivo/simbolico => il materiale artistico è usato per comunicare un significato personale mediante la struttura, elaborazione e modificazione della forma e dell’immagine

Sempre secondo la Lusebrink esiste poi un quarto livello , il “livello creativo”, che è l’integrazione di tutti gli altri in forma artistica. Non tutti raggiungono questo livello, ma una qualche forma di creatività si può incontrare anche a ciascuno degli altri livelli. Per esempio una persona può fare un’esperienza creativa usando linee e colori per esprimere nella pittura una certa emozione (livello percettivo/affettivo), oppure semplicemente facendo scorrere la matita sul foglio (livello cinestesico/sensoriale), o sviluppando un’immagine che simboleggia un concetto o un’idea (livello cognitivo/simbolico). Quando tutti e tre questi livelli si combinano in un disegno, un dipinto, una scultura, il risultato è un’autentica creazione, unica e suggestiva.

Quel che più conta in tutto questo discorso è che nel modo di vivere il processo creativo dell’arte esistono notevoli variazioni personali, che sono importanti ai fini dell’Arteterapia. La creatività personale dipende moltissimo dall’interesse che un’attività suscita in noi, dal fatto che ci appaia significativa e motivante.

Se consideriamo l’importanza dell’Arteterapia per il raggiungimento di uno stato di ben-essere della persona, il processo creativo rappresenta la strada attraverso cui il soggetto prende coscienza dei suoi aspetti più intimi, ed esprime le emozioni più profonde.

E’ durante questa fase che la persona ritrova grande soddisfazione e autostima. Forzando i propri limiti e rifiutando i preconcetti, si trova il coraggio di abbandonare vecchie credenze e percezioni di sé e delle proprie esperienze per abbracciare una visione nuova, ricca di significati da esplorare.

In questo modo il processo creativo è visto come parte integrante della nostra autorealizzazione; ciò ci permette di conoscere meglio noi stessi e sviluppare appieno le nostre potenzialità.