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domenica 30 settembre 2012

Stelle notturne ... cercando la felicità


- Notte stellata - Van Gogh -


Le stelle con la loro luce vibrante lacerano la notte, proiettando lingue dorate nel cielo scuro, come vulcani emersi dall’abisso. Più in basso, un piccolo villaggio con le finestre illuminate. Intorno la massa scura della campagna e delle colline....

Forse in quella notte Van Gogh, mentre lavora alla sua tela, come molte altre volte avrà messo delle candele sul suo cappello, per riuscire a vedere nell’oscurità profonda. Questo quadro è stato dipinto durante il suo ricovero nel manicomio di Saint Remy in Provenza ; è proprio qui nella sua più profonda notte mentale che il suo spirito anela alla luce splendente della Provenza, agli sprazzi del sole, alla magia delle stelle .... di quei giorni così scrive al fratello Theo:”in un quadro vorrei esprimere qualcosa di consolante come una musica. Vorrei dipingere uomini o donne, con quel non so che di eterno, che un tempo era simboleggiato dal nimbo, e che noi cerchiamo per mezzo dello stesso sfavillio, la vibrazione delle nostre colorazioni”.

“Notte Stellata” magico incontro delle tenebre con la luce; nel momento in cui ogni gioia anche la più semplice sembra inafferrabile non resta altro che la luce delle stelle.....

A volte ci sentiamo così lontani dalla felicità da avere la sensazione che non esista più. E’ da tanto tempo che non ne percepiamo altro che l’eco lontana.
Abbandonare rinunciare? No quell’eco lontana è la prova che la felicità esiste davvero da qualche parte. Allora dobbiamo lottare. Non solo contro il mondo esterno, ma contro noi stessi. Contro le tenebre dell’anima che salgono in noi.
E più ancora non dobbiamo lottare solo “contro”, ma “per”: per non dimenticare la luce...

Vi sono poi degli strani momenti in cui la felicità squarcia improvvisamente la disperazione.... quando, nella solitaria notte della sua più cupa sofferenza Van Gogh, guarda il cielo, sentendo l’impellente bisogno di fermarlo sulla tela, vi trova forse dei motivi per essere felice, per sperare, per vivere....

Purtroppo abbiamo l’abitudine di associare la sofferenza alla creazione e proprio Van Gogh ha sicuramente contribuito ad alimentare questa convinzione.
Proviamo per un attimo a cambiare prospettiva, dimentichiamo le sue note biografiche  e osserviamo le sue opere per la maggior parte pervase da una luce quasi abbagliante quasi che il tratto pieno e dinamico anelasse a tuffarcisi dentro... l’esuberanza della natura lo avvolge e ad essa si rivolge nello sforzo estremo di non rassegnarsi... scriveva “è veramente nostro dovere dipingere gli aspetti ricchi e sontuosi della natura. Abbiamo bisogno di gaiezza e di felicità, di speranza e di amore..... “esprimere la speranza per mezzo di una stella, l’ardore dell’anima per mezzo dello splendore di un tramonto...”

E’ il gusto accanito per la vita che ha spinto Van Gogh a dipingere non solo le sue sofferenze ed è stata l’impossibilità a continuare a combattere che lo ha portato ad allontanarsi in un giorno di sole in mezzo ad un campo di grano...

domenica 1 luglio 2012

Forte e fragile come la vita ....



Mandorlo in fiore - Vincent Van Gogh


“Mi sono alzato di notte e ho guardato il paesaggio. Mai, mai la natura mi è parsa così commovente, così delicata...” (Vincent Van Gogh)


Uno slancio verso l’azzurro. Fiori di mandorlo si protendono verso il cielo. Niente altro che il bianco dei  petali e il blu del cielo. Quasi una incarnazione della felicità: forte e fragile come la vita.
Van Gogh, esausto per via del caos interiore e della sua lotta contro la malattia psichica, si concentra sull’essenziale: lo slancio della vita verso l’alto, la trascendenza, il cielo. Sembra aver dipinto il quadro con la testa in alto, senza vedere nulla intorno a sé. Ha allontanato ogni forma di paesaggio per concentrarsi sull’unione tra i fiori e il cielo, il blu e il bianco, il terreno e il celeste...
Nello stesso modo ha tenuto lontano le sue sofferenze per trasmetterci per sempre la sua felicità di fronte ai fiori del mandorlo.

..... la natura procura un’armonia per connessione e appartenenza: niente altro che sentirsi vivi in mezzo a tutte le forme della vita, e capire che è una fortuna. Assaporare la gioia elementare di esistere......

“Segui la natura” i filosofi dell’Antichità avevano capito che esiste un legame organico tra la felicità e la natura, capace di portare un soffio vitale anche nelle menti più oscure....
La natura ci aiuta a capire e ad avvicinare la felicità in molti modi. Ci consente un attaccamento sereno e ancestrale al mondo che ci circonda: continuità del ritorno delle stagioni, quasi immutabilità dei paesaggi che amiamo, dei legami armoniosi tra piante e animali. Ci insegna a non aspettare niente di preciso: semplicemente esserci e goderne.
Per gli psicologi evoluzionisti, molti dei nostri comportamenti e dei nostri gusti sono le vestigia dei nostri bisogni animali ancestrali: se gli esseri umani sono così sensibili allo spettacolo di una bella natura è perché vi vedono la promessa di risorse per la loro sopravvivenza, di che mangiare, riposarsi, ripararsi.... Eppure, al di là del piacere che proviamo, si risveglia anche una profonda sensazione di appartenenza a un ordine che ci ingloba e va oltre noi stessi.
Per questa ragione noi non ci limitiamo ad osservare la natura, noi entriamo in connivenza con lei, ci avviciniamo alla nostra realtà più elementare: quella di esseri viventi. Non facciamo altro che immergerci nella natura, tornare a lei. Quando contempliamo un albero in fiore. Quando restiamo assorti a osservare il moto delle onde o delle nuvole...

..... tutta la felicità si origina in simili istanti di grazia. Fermarsi, tacere. Vedere, ascoltare, respirare. Ammirare. Accogliere le gioie nascenti. Esercitarsi lentamente a percepirle dovunque esse si trovino......