Ecco questo è il mio esercizio e le mie
riflessioni …
Come un ricordo di felicità: un grande
giardino, il cielo blu con le sue nuvole che passano, grida e giochi di
bambini, grandi fiori, una mamma che sorveglia da lontano.... luci, rumori,
odori particolari.
Un bambino se ne sta di fronte alla natura
che si apre davanti a lui.
Più indietro la sagoma rassicurante della
casa e due figure familiari quella della madre e di un altro bimbo.
Davanti gli si apre la strada, che l’attira
con tale forza che esita per un istante, prima di lanciarsi.... è perfettamente
felice, e il tempo per lui si è fermato, sta assaporando questo istante di
perfetto equilibrio tra noto e ignoto... immobilità e movimento... ha la
sensazione di un futuro senza limiti, l’intuizione che ci sarà, ancora e
sempre, un infinito di felicità da vivere....
“I bambini non hanno né passato né futuro, e,
cosa che a noi succede affatto, godono del presente” (Jean de la Bruyere)
Il mio rapporto con la felicità ha un po’ a
che fare con quello che immagino in questo quadro: un sottile equilibrio tra
l’essere radicati e prendere il volo.
Il bambino che esita a lanciarsi nel giardino
è un po’ come me stessa di fronte alla vita.
La felicità per me è concepibile solo
nell’apertura al vasto mondo. Non può durare nel ripiegamento su se stessi,
nella chiusura. Un perimetro angusto non è mai una scelta: di solito è dettato
dal dolore o dalla paura, da percorsi di vita che ce lo hanno imposto come
unica decisione possibile per la sopravvivenza.
Al contrario, l’istinto dell’infanzia si
rivolge alla felicità in una dimensione più ampia.
D’altra parte un simile slancio è possibile
solo se esiste una base “sicura” alla quale è possibile tornare. Il bambino non
si lancerebbe mai in quell’impressionante giardino senza tali ancoraggi, senza
essere convinto che la madre e la casa sono là per accoglierlo al ritorno dalle
sue avventure.
La felicità non consiste nel restarsene
chiusi nella propria casa, attaccati alle proprie radici. Ma può consistere nel
ritrovarle, nel sapere che sono là mentre si è lontani....
...noi abbiamo bisogno di certezze, anche
limitate, per tollerare l’incertezza dell’illimitato... avere salde radici per
osare lanciarsi....
La felicità si nutre del libero gioco tra il
noto e l’ignoto. Tra la tentazione dell’immobilità e della sicurezza – con il
rischio della noia e del deperimento – e la
ricerca della sfrenata novità – con il rischio della superficialità e
della vacuità .....
Guardo il bambino nel giardino: ha risolto il
dilemma.... finito di esitare, si lancia....
Si lancia fiducioso tra le braccia della
felicità......
