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sabato 11 febbraio 2012

I materiali dell’opera artistica: “comunicare” attraverso il medium artistico



In ogni esplorazione artistica e creativa, i mezzi operativi sono un dato fondamentale. Nel campo pittorico, l’utilizzo delle diverse tipologie di colori infonde al gesto creativo specifiche potenzialità energetiche oltre che tecniche.
La scelta del materiale utilizzato consente, poi,  a sua volta importanti considerazioni. 
In un setting di ArtCounseling questa scelta va lasciata al cliente, a meno che sussistano importanti motivi che giustifichino la decisioni di offrirgli un determinato stimolo.  La libera scelta ha, infatti, un rilevante significato legato alla personalità del cliente o al disagio che sta attraversando in quel momento e ci può dare importanti indicazioni su come procedere nel lavoro.
Non è assolutamente indifferente se qualcuno utilizza i pastelli oppure le cere o i gessi, le tempere, i colori digitali o l’acquerello. Sulla base delle esperienze, dove naturalmente le eccezioni confermano la regola, si può dire che, in genere, la scelta del materiale utilizzato per la rappresentazione è pilotata dall’inconscio e, proprio in quanto non è casuale, merita un’attenzione particolare.

Se qualcuno è tagliato fuori dai suoi ambiti emozionali, si può dire che vive esclusivamente “nella sua testa”, e quindi probabilmente eviterà i colori orientandosi spontaneamente verso la matita.
Il disegno eseguito con la matita su u foglio può essere facilmente cancellato, è quindi poco impegnativo. Prima di tutto il segno può essere tracciato in modo pallido e sottile sul foglio; inoltre, anche se con la matita si possono realizzare delle ombreggiature, il suo carattere resta tuttavia, sempre quello del tratto, che ben si presta a contenere qualcosa nei suoi contorni. Da cui possiamo dire che la matita esprime in genere una qualità astratta, teorizzante, è grigia o, in ogni caso, nerastra.
Per poter comunicare con la matita un’emozione profonda è necessario possedere una capacità artistica superiore alla media, oppure una carica di energia che lasci un segno nel disegno, definendolo, il che, come le persone che preferiscono questo mezzo, nella maggior parte dei casi è reso impossibile a causa di ristagni e blocchi emotivi.
In realtà, la parsimonia con la quale questi individui delineano soltanto i contorni delle cose non origina da una volontà di ridurre tutto all’essenziale, bensì da un “non poter dare” o “non voler dare”, da una paura che trattiene l’azione e che limita il darsi e l’impegnarsi.

Se si utilizza una matita colorata, è chiaro che le linee sono colorate e quindi anche più intrise di emozioni. Tuttavia questo sentimento è piuttosto rigido e freddo. Il colore dei pastelli è secco e duro, il tratto è sottile, la mescolanza delle tinte è problematica: solo l’applicazione ripetuta riesce a scaldare e ad amalgamare i colori.

Passiamo ai pastelli a cera , essi vengono stesi sul foglio con stratificazioni che formano una patina secca, compatta e variamente lucida. I colori non si mescolano con facilità; le sfumature, spesso, sono imprecise e mostrano una certa rigidità. L’applicazione dei pastelli a cera richiede forza e intensità, cosa che ben asseconda la loro caratteristica catartica e liberatoria. Essi sono particolarmente apprezzati dai bambini, che li utilizzano per sfogare, istintivamente, tensioni e conflitti. Il tratto è approssimativo e schematico, e proprio questa impossibilità di definizione consente l’esplorazione dei contenuti emotivi senza l’intervento critico della mente. Le tinte generalmente forti e imperative.

L’utilizzo dei gessi e dei pastelli a olio, al contrario, consente di esprimere sentimenti saturi, morbidi, densi. Essi sono mezzi che scorrono sul foglio con facilità, unendosi volentieri gli uni agli altri. La loro stesura è confortevole, il tratto è indefinibile ed emozionante. Ci aiutano a prendere coscienza delle profondità delle nostre emozioni, favoriscono la distensione e fluidificano il piano emotivo facendoci riflettere sull’effettiva disponibilità che abbiamo verso noi stessi. Lavorando con questo tipo di colori, si entra facilmente in uno spazio di intimità, in cui possiamo comprendere la vera natura dei nostri bisogni, trovando la necessaria morbidezza per viverli con intensità.

Con le tempere introduciamo un medium tra noi e il foglio: il pennello. Quando usiamo dei pastelli, di qualsiasi tipo essi siano, abbiamo il colore in mano e agiamo direttamente in modo istintivo. Invece, quando usiamo il pennello, solo la punta è imbevuta nel colore, e vi è comunque una distanza dalla mano. Questa distanza ci rende virtualmente testimoni e responsabili dell’azione. Tenendo il pennello in mano, improvvisamente diventiamo coscienti che l’opera richiede l’intima volontà di crearla, la piena responsabilità e ispirazione in ogni atto. Le tempere hanno una loro sobrietà, sono duttili e vigorose usandole possiamo imparare a prenderci la responsabilità delle nostre azioni e del nostro destino, affinandoci nel trovare soluzioni inaspettate e nuovi percorsi.

Il lavoro con gli acquerelli consente di lasciar trasparire le nuance più nascoste dell’animo. Negli acquerelli l’acqua è maestra, essa è materia misteriosa, fluida e incolore e rappresenta l’invisibile flusso della vita che scorre in ogni cosa.
Nella pittura ad acquerello è propriamente l’acqua che la fa da padrona: prendendo il colore muove la propria danza, tracciando fluorescenze cromatiche e imprevedibili incantesimi. Con questo strumento è difficile imporre la propria volontà bensì è necessario imparare ad assecondarlo  e a sedurlo. Chi è abituato a forzare la direzione della sua vita (con l’amara delusione che spesso ne deriva) ha molto da imparare dall’acquerello. Esso insegna il “lasciarsi andare” che non significa passività, ma una preziosa qualità di rilassata presenza, colma di attenzione e comprensione.

Mentre i colori ad acqua sono utili per lasciarsi fluire svelando i luoghi più delicati e impalpabili della nostra anima, i colori ad olio sono fortemente corporei, ricchi di sostanze e capaci di spessore. Con essi si può rappresentare tutto e tutto rimescolare. Asciugano lentamente e sono difficili da maneggiare. Hanno personalità forti e diverse, che a volte si amano e a volte si combattono sulla tela, così come accade nel gioco della vita. Il lavoro che impasta e stende i colori ad olio, scende in profondità nelle emozioni; in qualche modo il colore ad olio assorbe e contagia con una sorta di osmosi creativa che fa essere un tutt’uno con l’opera.

E per ultimo vediamo i colori acrilici; la pittura con questo tipo di colori è la più “asciutta” tra quelle a pennello. La stesura dei colori risulta omogenea e compatta. Ogni tinta ha la facoltà di ricoprire, è una pittura che è capace di razionalità e di precisione descrittiva. Proprio in questa sua nitidezza si esprime una forte spinta alla sintesi, un voler vedere chiaro. I colori acrilici si sposano bene al gesto volitivo che scaturisce dal processo di individuazione, capace di affermare o di negare ma forse non acora pronto  a emozioni profonde in cui lasciare che l’Io si diluisca nello stupore.

mercoledì 2 marzo 2011

L’Autoritratto interiore: l’identità manifesta….

Gabriella Costa - "Autoritratto interiore" -


Ogni essere umano è un fenomeno straordinario ed estremamente complesso, che si sviluppa nell’unione di corpo, intelletto ed emozioni.

Ciascuno è unico e irripetibile nel corpo come in ogni altro aspetto; è tuttavia interessante notare che il senso dell’identità personale è dato soprattutto dal volto.

Sono le sembianze del viso che ci rendono riconoscibili e ci permettono di ri-conoscere gli altri. Incontrando un amico con il capo coperto da un casco, molto probabilmente non sapremmo identificarlo. La carta di identità, il passaporto, la patente portano emblematicamente la foto del nostro viso. Il volto più di ogni altra parte del corpo è inconfondibile e ci racconta. Esso è teatro di mille espressioni che ci caratterizzano e con cui stabiliamo relazioni con il mondo esterno; oltre le fattezze e la mimica facciale quello che più ci rivela sono gli occhi e l’energia che trapela dallo sguardo.

E’ quindi logico che il ritratto e l’autoritratto puntino soprattutto sulla rappresentazione del viso, poiché in esso si può, in un certo senso, cogliere l’autenticità personale.

Vorrei inoltre aggiungere che un buon ritratto non è necessariamente una riproduzione realistica, ma deve saper carpire quella misteriosa luce dell’anima, un umore squisitamente intrinseco al soggetto dipinto.

Questa premessa per presentarvi, suggerendovi di provarlo, un lavoro di esplorazione espressiva che uso sovente nei percorsi di Counseling.

Il seguente esercizio creativo ha come obiettivo quello di contattare o ri-contattare la propria identità: l’osservazione focalizzata sul viso, al fine di riprodurlo pittoricamente, porta, in modo naturale, a stabilire un contatto profondo con noi stessi.

Inoltre in questo esercizio verranno affrontate separatamente le polarità che sono rappresentate somaticamente dalle due parti del viso, la sinistra e la destra. La selezione creativa può farci apprezzare le loro differenti qualità, di cui spesso non siamo consapevoli, favorendo in questo modo l’ottimizzazione e l’integrazione delle attività dei due emisferi cerebrali.

Pronti?? …. Partiamo……

Munitevi di uno specchio sufficientemente grande da riflettere il vostro viso; nella prima parte dell’esercizio coprite con un foglio bianco fermato dallo scotch, la metà verticale dello specchio in modo che resti visibile solo la parte sinistra del vostro volto.

Anche il foglio da disegno deve essere suddiviso verticalmente a metà; infatti nella prima parte del lavoro, disegnerete solo su una metà del foglio, ritraendo la parte sinistra del viso. Questa parte corrisponde all’emisfero destro del cervello che amministra le facoltà intuitive, l’immaginazione e la creatività. Caratteristiche spesso scarsamente utilizzate anche perché l’intero progetto educativo, che subiamo da piccoli, pone l’accento quasi esclusivamente sulle virtù raziocinanti dell’emisfero cerebrale sinistro.

Con l’aiuto dello specchio, osservatevi e procedete a disegnare le sembianze della metà sinistra del vostro viso, lasciando bianca la parte destra del foglio. Non ha importanza se riuscite, o meno, a delineare una effettiva somiglianza, tuttavia focalizzate l’attenzione nella parzialità sinistra in modo da favorire un profondo contatto con qualità di voi stessi non meramente somatiche.

Quando il mezzo autoritratto è terminato, sviluppate in modo astratto, sulla parte bianca del foglio, l’altra metà del viso. Il completamento deve essere effettuato non in modo realistico, bensì con rappresentazioni fantasiose, che vi saranno suggerite dall’intuizione; questo modo di operare sollecita l’espressione di cognizioni sedimentate a livello inconscio. Inoltre la propagazione immaginativa verso destra, del mezzo autoritratto sinistro, stabilisce un ponte con le facoltà dell’emisfero cerebrale sinistro, quello razionale che ci consente di ri-conoscere i nessi profondi che emergono dal processo creativo.

Quando l’opera è finita mettetela davanti a voi e contemplatela…. Lasciate fluire liberamente ogni pensiero, ogni associazione con le forme e i segni della parte astratta.. cosa vi stanno dicendo?...

Nella seconda fase dell’esercizio, si procede esattamente nello stesso modo, disegnando, però, la parte destra del volto. Probabilmente vi accorgerete che essa è più dominante di quella sinistra; anche il lavoro con cui completerete immaginativamente verso sinistra, il vostro mezzo autoritratto, può essere, meno scorrevole, poiché la nostra parte destra è, generalmente, più rigida. Proprio per questo, lo sviluppo astratto, originato da questa parte del viso, ha una grande importanza, dato che consente di fluidificare tensioni e rigidità.

Quando avete realizzato i vostri due mezzi autoritratti, piegate ciascun foglio a metà verticalmente, in modo che sia visibile solo il disegno del viso; poi congiungete i due mezzi autoritratti, formando il volto intero. Girando i fogli da disegno, unite anche i due disegni astratti e osservate come si completano.

Su un foglio potete annotare le impressioni che sentite emergere guardando queste due immagini. Ricordatevi di dare sempre un nome ai due disegni iniziando con lo scrivere IO SONO…….

Dopo aver fatto tutto l’esercizio (parte 1 e 2), e aver assimilato le suggestioni di entrambe le fasi che riguardano gli autoritratti parziali, sarebbe molto interessante disegnare il vostro autoritratto per intero; vi accorgereste senz’altro di come questo lavoro abbia arricchito la percezione della vostra identità portando in figura anche quelle parti a cui spesso non si riesce a dare un nome e che rimangono sullo sfondo..

Chi volesse cimentarsi nell’impresa può poi mandarmi le sue opere all'indirizzo e-mail: gabriellacosta@artcounseling.it ed io, se lo desidera, le pubblicherò sul blog aprendo una nuova sezione “Autoritratti Interiori….”

domenica 30 gennaio 2011

Quando l'Arte "cura" ...

"Se potessi esprimerlo con le parole

non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo ..."

E.Hopper

Che atmosfera unica si percepisce entrando in un museo e percorrendo i corridoi e le stanze dove i quadri sono appesi alle pareti ....

Che emozione osservare quei dipinti, fermarsi davanti ad uno in particolare o evitare quello di fronte che ci suscita uno strano sentimento.

E' così che si comincia a rendersi conto che ogni opera dice qualcosa, che un quadro seppur antico ha il potere di trasmettere un significato, anche semplice: mi piace o non mi piace.

Si può cogliere ciò che il pittore voleva esprimere dipingendo quel quadro, ma può anche essere che la nostra esperienza di vita ci porti a vedere in quell'opera un significato che è vero solo per noi.

Questa è l'arte che senza le parole racconta colui che passando si ferma ad ammirare.

Il Counseling Espressivo o ArtCounseling parte da qui, dalla capacità che hanno i colori di dire qualcosa a chi osserva. Colori, linee, forme, ombre, luci, vuoti e pieni sono le parole di un alfabeto nuovo.

E poi si va oltre: c'è un setting ricco di materiali, c'è un artcounselor che accoglie senza giudicare e c'è un cliente che quasi mai è un pittore, spesso "non sa disegnare", ma riesce benissimo a "tirar fuori da sé" tutti quegli elementi che gli servono a realizzare la sua opera; sì perché l'Arteterapia è capace di rimuovere dallo sfondo e di portare a galla. E dietro l'immagine c'è lo stile e il contenuto unico che appartiene solo al soggetto che lo produce e lui solo sarà capace di trovarne il significato nascosto.

L'ArtCounseling è l'arte della narrazione, una narrazione fatta di immagini e di simboli in cui ogni persona che intraprende questo percorso trova la propria modalità per esprimersi. E' l'arte del mettere a posto, del fare meglio, dell'aggiustare, del ricordo che porta lentamente a ritessere la propria identità.

Attraverso un percorso di ArtCounseling si ritrova fiducia in se stessi. Si trovano capacità impensabili e si recuperano quelle che si credevano perse, ci si scopre e ci si racconta.

Ci sono disegni che sono veri e propri fumetti, altri che ricordano dei racconti a puntate nei quali si riconoscono momenti di vita anche sotto vesti insolite. Altri che sembrano cartoline, piene di minuziosità che spiegano cosa è successo. Ci sono dei manufatti che non si sa se siano reali o fantastici, i cui dettagli, pescati nel passato, possono benissimo essere stati inventati in un momento in cui il ricordo si è intrecciato con la fantasia.

Ogni opera è un messaggio anche se non sempre voluto consciamente; certi problemi, emozioni e dolori vengono trascinati dalle linee e dai colori. In ogni lavoro ci sono due parti: una in primo piano e una più nascosta. Il corpo è il veicolo di trasmissione dall'interno all'esterno. Il cliente prova una certa soddisfazione quando riscontra tra la propria opera e i suoi intenti rappresentativi una certa corrispondenza. E' importante, a questo punto, che egli riconosca cosa si muove dentro di sé e che tipo di emozione vive consapevolizzandola.

L'espressione artistica, che sia un disegno, una scultura, un collage, e non necessariamente estetica, riesce a superare le barriere difensive facendo emergere dall'inconscio senza alcun filtro tutto quanto vi è di più nascosto e difficile da comunicare. La ricerca di una forma porta poi il cliente alla presa di coscienza di sé come donna o uomo, in quanto l'arte utilizza un linguaggio arcaico che supera quello verbale, smuovendo gli strati più profondi dell'inconscio e pone così l'individuo di nuovo in armonia con se stesso; ritrovare questo collegamento equivale a ri-trovare il Ben-Essere.