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venerdì 28 ottobre 2011

Colore e affetti

V.Kandinskiy - Studio sul colore: quadrati con cerchi concentrici -



[…] Il colore, che in natura è richiamo, messaggio, incanto e seduzione, è “tinta dell’apparenza” fuggevole e inesprimibile, spesso inafferrabile. Eppure il colore è anche rivelatore degli strati più profondi degli affetti. […]

[…] Infatti, la mancanza di colore nel mondo emotivo di una persona è indizio sicuro di un “distanziamento” dall’oggetto, di una difesa dal coinvolgimento emotivo. […]

[…] Il colore è indubbiamente l’aspetto più misterioso e magico della natura, da sempre fonte di meraviglia, giacchè sembra esprimere, all’apparenza, uno scarto rispetto alla nuda necessità e ci appare come lusso e dispendio della natura stessa, che si compiace di un surplus di bellezza, pur rivelandosi, a una più attenta indagine, un messaggio “forte”, denso di significazioni: perciò gli antichi facevano largo uso di sostanze colorate e coloranti, non soltanto in funzione decorativa ed estetica, ma soprattutto secondo un intenzionalità magica tesa a evocare e attualizzare le forze cosmiche naturali. […]

[…] Il colore, quindi, è stato considerato una sorta di “forza sottile”, di anello di congiunzione tra cielo e terra, assumendo un valore magico-sacrala, non soltanto come evocazione, ma proprio anche come attualizzazione, materializzazione delle segrete corrispondenze tra il mondo umano e il cosmo, tra l’esperienza fisica-materica e quella spirituale, attraverso anche un processo attivo di appercezione,un traslare il sé nell’universo della materia e dello spirito, tanto da rivelarsi anche misteriosamente capace di influenzare il nostro “soma”. […]

Matisse diceva che i colori “sono delle forze” e il secondo principale effetto della loro contemplazione consisterebbe nell’azione psichica e nelle emozioni che possono suscitare in noi. […] Così i colori possono essere “acidi” o “dolci”, “succosi” o “aridi”, “morbidi” o “duri” secondo una specie di processo di eco, o di risonanza da una sensazione all’altra; come se il corpo fosse uno strumento musicale le cui “corde” fisiche si espandano a risuonare nella psiche.
I colori possono essere profumati, ma anche sonori, e musicisti (come Schonberg) e artisti (come Kandinskij) hanno tentato partiture cromatiche, “tingendo” di colori i suoni e “musicando” colori. […]

[…] Anche i sogni, che generalmente sono in bianco e nero, secondo un cromatismo arcaico, tuttavia quando si “colorano” indicano tutta una gamma di situazioni affettive, così che il colore diventi ancora una volta “segnale” di qualcosa che deve essere evidenziato, e insieme “simbolo” di qualcosa di più profondo che vuole essere svelato. In questo il colore si rivela anche simbolo, in quanto appunto “significa”, rimanda a qualcosa di nascosto: il “significato”, con una eccedenza di significazione che indica un plusvalore di senso e ne rivela la tonalità affettiva.[…]

[…] Il colore è davvero “metafora di affetti” e ancora di più, il colore tende al ritrovamento dell’oggetto primario, significando un’aspirazione verso la riappropriazione di un significato materno. […]

[…] Infatti, sebbene classicamente la psicoanalisi abbia attribuito alla funzione pittorica contenuti di tipo anale (dipingere come uno sporcare sublimato), ciò si può riferire non tanto al colore in sé, quanto appunto all’atto stesso del dipingere, come manipolazione della materia pittorica […] al colore possiamo dare invece spiccate valenze orali legate ad esperienze di intensa affettività, come un tendere al recupero dell’oggetto primario, in relazione appunto al rapporto con il seno materno, quando il “vedere” era “incorporato”, nutrirsi del volto e dei colori e della voce e del profumo di “lei”. […]

[…] E la musica ha un effetto “incantamento”, come rimanda al ritmo del cuore materno che il feto chiaramente percepiva, possiamo quindi riconoscere l’esperienza del colore come anch’essa fascinazione primaria. Fascinazione che è riflesso di quel perdersi di allora, sguardo nello sguardo.[…]

[…] Goethe riconduceva il colore all’incontro di due fondamentali: blu e giallo, una polarizzazione tra luce e ombra rivelatrice anche di una dialettica fondamentale tra sentimento e ragione . Il suo universo cromatico è ordinato secondo una logica binaria: il colore nasce dalla luce e dall’ombra. Una bipolarità, quella di luce/ombra, che in sé esprime e contiene ogni altra polarizzazione possibile: maschile/femminile; notte/giorno; caldo/freddo.
Ma già prima di Goethe ogni popolo aveva scandito l’esperienza del colore secondo la fondamentale contrapposizione luce-ombra […] inizialmente la terminologia più elementare distingue soltanto tra oscurità e chiarezza e tutti i colori sono classificati secondo questa semplice dicotomia; quando un linguaggio contiene un terzo nome di colore, si tratta sempre del rosso. […]

[…] Questo fa ritenere che agli inizi delle comunicazioni umane l’uomo avesse soltanto due termini per indicare i colori: il bianco e il nero, come luce e ombra, chiaro e scuro, prima di riuscire a distinguere il terzo: il rosso. Non è ce il primitivo avesse una visione “monocromatica”, ma la sua capacità linguistica era ridotta, e, poiché indubbiamente “la visione del colore è parte integrante della nostra esperienza totale e diventa per ciascuno di noi parte della nostra vita, parte di noi … il colore si fonde così con i ricordi, le aspettative, le associazioni e i desideri, per costruire infine un mondo ricco di risonanze e significati per ciascun individuo, possiamo ritenere che proprio l’emergere dei primi nomi dei colori rispecchiasse la loro stretta relazione con le emozioni.[…]

[…] Ora, possiamo immaginare quali potessero essere per il nostro lontano progenitore le esperienze emotive più intense, positive e negative, e certamente una delle esperienze psicologicamente più violente doveva essere il terrore al calar della notte. […] Una disperazione caotica forse lo assaliva, progenitrice archetipa di tutte le immagini angoscianti, e sebbene questo terrore di ogni notte si dissipasse a ogni alba, fu soltanto quando gli fu possibile “narrarsi”, attraverso i miti, che ogni volta che il sole veniva “mangiato” dalle tenebre sarebbe tuttavia risorto, dotato di nuova e indistruttibile vita, che questo suo terrore panico potè calmarsi. […] E possiamo allora supporre che fosse necessario anche nominare quelle prime esperienze fondamentali: luce/tenebra-bianco/nero. Erano nati i primi colori che informeranno di sé ogni altro colore possibile, cancellandoli tutti, il nero tenebra; rivelandoli tutti, il bianco luce.
Quanto al rosso, il terzo necessario, era altrettanto emozionalmente scatenante nelle sue manifestazioni: come fuoco, calorico e benefico ma anche distruttivo e divorante, apportatore di vita come di morte. […]

[…] Emozionato, egli poteva confrontarsi, attraverso i propri colori con il cosmo naturale, essendo il bianco-rosso-nero i colori del corpo e degli umori che esso trasuda e delle sostanze che espelle: latte, sangue, feci,urina, lacrime, pus mentre l’universo materiale gli doveva apparire “fratello” nel nero dei carboni, nel bianco polveroso delle crete o in quello perlaceo della rugiada e della pioggia; nei grumi sanguigni delle terre. […]

[…] E il dialogare di questi colori nell’alterno avvicendarsi in noi degli affetti, sempre che siamo capaci di ascoltare e “vedere”, ci svelerà le alchemiche metamorfosi della vita.


Tratto da:
A.Cresti, Colore e Affetti  in “La Psicologia del colore” di M.Di Rienzo e C.Widman Ed.Magi

giovedì 10 marzo 2011

Nel Blu ....



“Infinito non è un’idea,
ma uno sforzo verso quell’idea”
E.A.Poe


Fino a quando esisteranno, gli uomini percepiranno se stessi e il loro mondo come avvolti dal blu del cielo; essi innalzeranno lo sguardo dalla terra verso le altezze e profondità del cielo, verso un infinito che paradossalmente sembra coprire come una volta celeste la terra,facendola quasi apparire come sotto una campana. In virtù di questo sentire il Blu può trasmettere da un lato una sensazione di illimitatezza, dall’altro un senso di protezione; addirittura questo vissuto di “abbraccio” del cielo può aumentare di intensità fino a sconfinare nell’esperienza del trascendente percepita dal punto di vista religioso.

L’associazione più frequente, dopo quella fra Blu e cielo, è quella fra Blu e mare. Lo stesso Jung ha scritto:” Noi supponiamo che il Blu, in quanto verticale, significhi altitudine e profondità (il cielo azzurro in alto, il mare azzurro in basso)”

Da questo si potrebbe dire che l’effetto psicologico del Blu si basa sull’esperienza che gli uomini ne possono fare attraverso la trasparenza luminosa del cielo e la sconfinatezza e la profondità dell’acqua.

L’ampiezza e l’illimitatezza del cielo e dei mari rendono il Blu anche il colore della nostalgia, del navigare e del volare, del desiderio per lo straordinario a volte irraggiungibile. Come colore delle profondità marine, è anche collegato all’inconscio, alla profondità della propria anima.

E’ il colore che ci aiuta a trovare il centro di noi stessi. Secondo la mitologia Zeus trovava la sua collocazione e il suo centro nella lotta tra Cielo e Terra poggiando sicuro i piedi sulla pietra azzurra.

E se il Blu è il colore del mare, è pure il colore della madre visto lo stretto valore simbolico che intercorre fra acqua e madre. Nella nostra tradizione culturale l’immagine più diffusa in cui convergono i temi simbolici del blu e quelli della madre è la Madonna il cui manto viene dipinto in una gradazione particolare di azzurro detta “Blu madonna”.

Il Blu è il colore del sentire e per Luscher esprime il modo in cui ci si dedica sentimentalmente agli altri e le diverse gradazioni rappresentano i diversi atteggiamenti in campo affettivo che vanno dalla dedizione del Blu scuro, a un’affettività più fredda e distaccata del turchese, passando per l’entusiasmo e la profondità sentimentale del blu-rosso.

La tonalità emotiva di fondo di questo colore è la calma e la quiete e non è probabilmente un caso che “sereno” sia attribuito tanto dello stato d’animo che del cielo, così come “quieto” è appropriato sia per lo stato emotivo che per lo stato del mare.

La serenità del Blu tuttavia non è assenza di vitalità esso presenta un movimento emozionale che tende verso l’interno; attira l’osservatore verso di sé, verso la propria anima componendo le contrapposizioni in uno stato di armonia e appagamento.

I vissuti di quiete e di intimità sono caratteristici della relazione affettiva; sempre secondo Luscher il Blu è il colore del legame affettivo di cui quello materno è il modello ideale.

Il colore azzurro dell’acqua ci rimanda al nostro primo vissuto di acqua quando sperimentammo la fusione con il “tutto” materno e al conseguente sentimento di appartenenza, abbandono e serenità appagata dall’unione. Da ciò deriva un’altra caratteristica del Blu come colore che fa affiorare il legame con i mondi del passato, da cui colore della regressione e della nostalgia.

Questo ci introduce nel lato ombra del Blu che si esprime quando la sua delicata affettività vira verso quelle tonalità buie, tristi e lacrimose caratterizzanti lo stato depressivo.

Il Blu infatti simboleggia anche le tenebre. Come il giallo porta sempre con sé una luce, il Blu porta sempre con sé qualcosa di oscuro. Nel Blu c’è sempre qualcosa che si contrae, come avviene per la depressione: c’è una esclusione dal mondo esterno e uno smarrirsi nella solitudine.

“Colore-ponte fra terra e cielo e fra terra e mare, il Blu collega l’uomo con le altezze ineffabili dei cieli e con le profondità abissali della propria anima; ne interpreta il desiderio acuto di ricongiunzione, sia quando è nostalgia dolcissima di fusione, sia quando è anelito tristissimo di dissoluzione” (Il Simbolismo dei colori – C.Widmann)

mercoledì 9 febbraio 2011

Il Colore ....


"Come un grande cerchio, come un serpente che si morde la coda (simbolo dell’infinito e dell’eterno), stanno dinanzi a noi i sei colori, che a coppie costituiscono tre grandi contrari. E a destra e a sinistra stanno le due grandi possibilità del silenzio: del silenzio della morte e di quello della nascita"

Vasilij Kandinskij

Gaio, brillante, dipinto, fastoso

vivido, violento e vistoso

Livido,sgargiante,abbagliante, ardente,

chiassoso, marziale, orgoglioso, stridente,

armonico, cupo,pastoso,fosco,

pastello,sobrio, morto e spento.

Costante, colorito, cromatico,

semicolorato e prismatico.

Caleidoscopico, variegato,

tatuato, tinteggiato, illuminato,

imbrattato e velato.

Bagnato e tinto,

colore acuto, colore indistinto......


In un blog che ha come obiettivo il “ri-trovarsi” attraverso il filo d’oro dell’Arte, non poteva mancare una sezione dedicata al “colore” che per chi scrive è stata la chiave di accesso al proprio mondo interiore e la bussola che mi ha guidata fuori dalla tempesta inconsapevole delle mie emozioni . Una scia fatta di goccioline colorate come i sassolini di Pollicino che tra mille sobbalzi dell’anima mi ha riportato a casa.....

Da questo una serie di post dedicati ciascuno ad un colore per formare un virtuale arcobaleno in cui ognuno di voi può ri-trovare una parte di se stesso.....

Dice Ruggero Sicurelli “la percezione del colore va intesa come un evento rivelatore di una dinamica emozionale profonda, che dipende dalle caratteristiche personologiche del percepiente. In altri termini, la tavolozza cromatica interna dipende non solo dal nostro modo di percepire i colori esterni, ma anche dalla nostra specifica modalità di rivisitare emozionalmente gli stessi”.

Viviamo immersi in un flusso vitale di colore che accompagna la nostra vita e scorre nel nostro mondo in infiniti rivoli di sfumature, orientando le nostre scelte, entrando nel nostro linguaggio, modulando le nostre emozioni ed esprimendole, e se il colore si ritraesse dal mondo e la luce scivolassero via dagli oggetti, dalla natura, dai nostri corpi, tutto apparirebbe spento ed indistinguibile.

Se un tale scenario si presentasse ai nostri occhi saremmo invasi da una sensazione di smarrimento, di sospensione: la realtà intorno diventerebbe estranea e c’immobilizzeremmo in un infinito silenzio.

Sappiamo che i colori, a seconda della tonalità considerata, evocano non solo differenti emozioni ma esprimono anche un’ampia gamma di sentimenti che

spaziano da un polo positivo ad uno negativo, abbracciando la complessità dei vissuti psichici connessi ad un determinato colore.

Esso è qualcosa che ci appartiene intimamente,rende percepibile il mondo che ci circonda, connota la vita, ed è in strettissimo rapporto con un linguaggio quotidiano convenzionale tanto che i vissuti affettivi si tingono di colore quando cerchiamo d’esprimerli: “La mia vita è grigia…”, “Sono nero…”, ecc.

Parole di poeti e immagini di grandi artisti ci aiutano a comprendere gli stati affettivi da cui il colore prende vita, diventando specchi dell’esperienza vissuta dall’artista. “Nel dipingere c’è qualcosa di infinito, i colori celano armonie o contrasti, cose che agiscono passando per se stesse e che non si possono esprimere attraverso alcun altro mezzo”. Pensiamo ad esempio ai gialli di Van Gogh così corposi e pieni che manifestano l’energia creativa del suo periodo di Arles dove il sole inondava talmente ogni cosa da diventare poi, come scriveva al fratello Theo, “atmosfera di zolfo con un sole che ti dà alla testa” indicando con questo come il suo diverso sentire trasformasse la percezione del colore.

E qui la doppia polarità del singolo colore assume tutta la sua importanza facendo entrare in gioco la dimensione psicologica; diventando un segnale emotivo che crea un linguaggio che, a differenza di quello verbale volontariamente controllabile, contiene una valenza informativa automatica che ci aiuta a capire le diverse emozioni attraverso le quali un individuo può passare.....

"L'armonia dei colori è fondata solo su un principio: l'efficace contatto con l'anima"

Vasilij Kandinskij

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Per approfondire:

Maria Grazia Giaume

Il colore come terapia

Ed.EdUP