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domenica 7 ottobre 2012

Perché l’arte aiuta a ri-trovarsi….. (II parte)



“ La semplicità non è uno scopo per l’arte,si giunge alla semplicità malgrado se stessi,avvicinandosi al senso reale delle cose “ C.Zervos

Continuiamo ad esplorare le caratteristiche che fanno dell’Arte un mezzo per ri-trovare se stessi
.
Creare un prodotto tangibile

Nel lavoro artistico diviene di particolare importanza creare con le nostre mani qualcosa di unico e di speciale. Nel corso della storia umana l’arte è stata usata per abbellire e decorare seguendo questa inclinazione a fare qualcosa di unico che è un nostro autentico bisogno.
Alcuni sono in grado di produrre con la pittura o la scultura creazioni straordinarie, altri si limitano a vestirsi in maniera speciale per un’occasione importante o a cucinare piatti elaborati per un evento. Tutti questi modi di fare qualcosa di particolare si collocano sul piano visivo e rispondono tutti ad un aspetto fondamentale del comportamento umano.

Durante un percorso di ArtCounseling si creano prodotti tangibili. L’Artcounseling consente di realizzare qualcosa di duraturo che registra significati, esperienze ed emozioni.
Questa concretezza del prodotto è un vantaggio in quanto, oltre a mettere fuori di sé quello che crea disagio interiore,  permette di documentare idee e percezioni e riesaminarle in un secondo momento confrontandole con altre immagini.

Rivedere quello che si è prodotto nell’arco delle settimane consente di seguire lo sviluppo di temi, eventi, emozioni trovando la possibilità di cambiarne gli esiti.

Creare arte arricchisce la vita
La storia ci fa vedere come persone sottoposte a grandi stress abbiano trovato nell’arte il modo di esprimere e trasformare i conflitti interiori. L’opera creativa di Van Gogh e di atri artisti famosi testimonia questo bisogno.

Secondo Maslow, quando sono soddisfatti i bisogni elementari – cibo,alloggio e sicurezza – le persone manifestano un forte impulso all’auto-espressione. Ma anche quando sono privati delle più elementari necessità alcuni si sforzano ugualmente di esprimersi attraverso le arti.
L’arte non solo può aiutarci a rivelare paure, angosce e altre emozioni stressanti, ma tocca anche l’animo umano negli aspetti più spirituali. Se è vero che la famiglia, il lavoro e gli altri aspetti della vita possono appagarci, le esperienze creative dell’arte possono metterci in contatto con parti di noi inaccessibili alle altre attività.

Secondo Rollo May, grazia, armonia e bellezza ed equilibrio rientrano fra le qualità che caratterizzano le arti visive. L’arte può offrire trascendenza, permettendoci di contemplare e immaginare possibilità nuove attraverso l’espressione visiva e di vivere noi stessi in maniera rinnovata. Tale processo creativo offre occasioni di crescita e cambiamento, conducendo all’individuazione, cioè al raggiungimento del proprio completo potenziale.

Infine, l’arte è un’attività piacevole che rianima, riempie di energia e dà godimento. Le persone sono più vivaci e allegre mentre si dedicano a queste attività e più disposte a comunicare con gli altri una volta terminata l’opera.

Si ritiene che il lavoro artistico renda più flessibili, a realizzare se stessi e a sfruttare le proprie risorse e modalità creative nella soluzione dei problemi.
Se è vero che i due aspetti fondamentali dell’ArtCounseling sono il processo creativo e la comunicazione simbolica, ci sono anche altri aspetti che possono essere considerati fonte di ben-essere.
Al livello più semplice è un’attività che favorisce l’autostima, incoraggia a sperimentare e assumersi rischi, insegna nuove abilità e arricchisce la vita.

Chiunque può fare arte

Un pregiudizio diffuso è che per trarre giovamento da un percorso di Artcounseling sia necessario avere talento artistico. Alcuni temono che se non riescono a produrre lavori artisticamente accettabili il percorso non avrà successo.

L’Artcounseling invece non richiede nessuna preparazione specifica. Disegnare, dipingere e altre forme d’arte sono semplici metodi di espressione accessibili a tutti, indipendentemente dall’età o dalle capacità naturali.

In altre parole, chiunque ha la possibilità di essere creativo attraverso l’espressione artistica.

L’arte come modo di conoscere.

Disegnando, dipingendo, facendo un collage o scrivendo una poesia, cominciamo il processo di esplorazione delle nostre credenze profonde
Possiamo scoprire la ragione del dolore o trovare le fonti della gioia e del potenziale creativo.

L’arte inevitabilmente racconta la nostra storia personale in tutte le sue dimensioni: emozioni, pensieri, esperienze, valori e convinzioni.

Nel processo per rendere tutto ciò visibile mediante l’arte, ci si offre un modo di conoscere noi stessi da una prospettiva nuova e l’opportunità di trasformare tale prospettiva.


mercoledì 3 ottobre 2012

Perché l’arte aiuta a ri-trovarsi….. (I parte)



“ L’arte può essere definita – e utilizzata –
come la mappa esteriorizzata del nostro
se interiore.”Peter London

In un percorso di ArtCounseling la produzione artistica del cliente può aiutarlo a comprendere meglio le sue dinamiche interiori arrivando lì dove il linguaggio non ha ancora parole per esprimersi. Ed è proprio il processo che egli compie per arrivare a quel particolare manufatto la chiave che può aprire la serratura della sua consapevolezza.
Il processo artistico ha quindi, in questo caso, proprietà riparative, trasformative e di auto-esplorazione.

Vediamo ora nello specifico in che modo tutto questo si attua.

Pensiero visivo
Il pensiero visivo è la capacità di organizzare per mezzo di immagini i nostri sentimenti, pensieri e percezioni riguardo il mondo circostante. Usiamo  spesso nella vita quotidiana agganci visivi per riferirci a persone e cose. Tutti conosciamo la frase fatta “un’immagine vale più di mille parole”, o modi di dire sui colori, tipo”verde d’invidia”, “umor nero” o “visione rosa”.
Designiamo e definiamo il mondo mediante descrizioni visive, pensiamo per immagini, usandole spesso per rappresentare idee e sentimenti.
Jung, di cui è noto l’interesse per i simboli visivi nei sogni e nell’arte, sottolineava l’importanza che le immagini rivestono in un percorso terapeutico. Osservava che, lasciando che uno stato d’animo si incarni in una immagine onirica o artistica, lo si comprende più chiaramente e in profondità sperimentando le emozioni che vi sono contenute.
In anni recenti si è scoperto che le esperienze traumatiche spesso sono codificate nella mente sotto forma di immagini ed è del tutto naturale che questi ricordi riemergano come immagini visive. L’arte diventa quindi uno strumento unico per esprimere immagini traumatiche, riportandole alla coscienza in maniera meno minacciosa.

Esprimere quello che le parole non possono esprimere.
A tutti noi è capitato di sentire che certe esperienze ed emozioni sono difficili o impossibili da esprimere a parole. In un percorso di artcounseling le persone sono incoraggiate a esprimere quello che non sanno dire a parole con il disegno, la pittura o altre forme artistiche.
Non essendo un processo lineare vincolato dalle regole del linguaggio verbale (sintassi, grammatica, ortografia, logica), l’espressione artistica è in grado di esprimere simultaneamente molti aspetti complessi.
La terapeuta Harriet Wadeson, una delle pioniere nell’uso dell’arte in campo terapeutico’ parla a questo proposito della matrice spaziale dell’arte: la capacità dell’arte di comunicare relazioni usando linee, forme e colori. Per esempio, spiegare le relazioni fra i membri della propria famiglia può essere difficile, ma disegnando o dipingendo è facile illustrare simultaneamente i diversi tempi, luoghi e legami che li coinvolgono. Quello che richiederebbe una prolissa esposizione verbale può essere espresso più rapidamente da un singolo disegno.
Elementi ambigui, enigmatici o perfino contraddittori possono confluire nella stessa immagine perché l’arte, a differenza del linguaggio, non ha regole di struttura e di organizzazione.
Questa capacità dell’arte di abbracciare elementi paradossali è di grande aiuto per integrare e sintetizzare emozioni ed esperienze conflittuali.

Esperienza sensoriale.
L’arte è un’attività manuale: implica costruire, disporre, mescolare, toccare, modellare, incollare, disegnare, spillare, dipingere, forgiare e altre esperienze concrete.
Disegnare, dipingere e scolpire sono anche esperienze psicomotorie, hanno cioè carattere sensoriale in quanto chiamano in causa vista, tatto, cinestesia, udito e altre modalità sensoriali a seconda dei mezzi usati.
Da bambini, quando scarabocchiamo su un foglio, giochiamo con i materiali o facciamo giochi di fantasia, impariamo attraverso i sensi. Queste esperienze, secondo lo psicologo Eugene Gendlin padre del Focusing implicano un “significato sentito”, la consapevolezza corporea di situazioni, eventi o persone.
Oltre al pensiero, il “significato sentito” è un modo di dare senso alle cose, che ci aiuta a capire e valutare il mondo intorno a noi. Le qualità sensoriali del lavoro artistico ci danno modo di accedere alle nostre emozioni e percezioni più facilmente che attraverso le parole.

Liberazione emotiva
In termini psicologici si parla di “catarsi”. Il termine significa letteralmente “purificazione” indicando con questo l’espressione liberatoria di intense emozioni.
Fare un disegno, un dipinto, una scultura può essere catartico, in quanto offre sollievo da emozioni dolorose e disturbanti portandole fuori da sé.
Il processo in sé della produzione artistica può alleviare lo stress e l’ansia anche creando una risposta fisiologica di rilassamento o modificando lo stato d’animo. Sappiamo, per esempio, che l’attività creativa può di fatto aumentare il livello di serotonina nel cervello, combattendo così la depressione.
Inoltre il lavoro artistico è per alcuni una forma di meditazione che genera calma e pace interiore. Il carattere ripetitivo, rasserenante, che ha per alcune persone dipingere, disegnare o modellare la creta può indurre la risposta di rilassamento, con rallentamento del ritmo cardiaco e respiratorio e alleviare così lo stress.


…… segue nel prossimo post …….


lunedì 1 ottobre 2012

Il pensiero creativo e l'arte ....



Lynne Taetzsch - I flit through life -

La creatività è il rifiuto dello spirito di lasciarsi confinare e comprimere entro norme rigide.
Molte persone creative si vestono in modo eccentrico forse per questa istintiva ribellione agli schemi imposti, o per segnalare la loro indipendenza.

Un pensiero positivo non è né una cosa schematica, né rigida o imposta. La ripetizione meccanica di una formula “magica” inventata da altri, difficilmente cambierà in meglio la nostra vita.

Per cambiare davvero il nostro modo di pensare è utile che diventiamo “creativi”. Questo non significa necessariamente (ma neppure esclude) che ci verranno delle ispirazioni e aspirazioni artistiche di cui non sospettavamo l’esistenza. Tuttavia, qualunque lavoro facciamo e magari decidiamo di continuare a fare, qualunque sia il contesto generale della nostra vita, questa può acquisire maggior “colore”, più brio, una qualità davvero ben diversa e migliore, se il nostro pensiero sarà una creazione spontanea tutta nostra.

Coinvolgere entrambi gli emisferi cerebrali nella formulazione di un pensiero diventa allora di estrema utilità. Così come diventa utile coinvolgere tutti i sensi, tutte le percezioni.

Siamo abituati a “pensare i pensieri”, cioè a lasciarli esclusivamente allo stato larvale nella nostra testa? Ebbene proviamo a lasciare che si trasformino in bellissime farfalle. Impariamo a scriverli e a disegnarli …..

Ritenete di non saper disegnare o non aver mai disegnato? Non importa! Anzi, forse è meglio, perché il vostro stile, personalissimo e unico, non ha ancora subito imposizioni.

Ecco di seguito un esercizio per mettersi all’opera….

Vi servono carta, matita o biro e possibilmente alcune matite o penne colorate.

Ponete l’attenzione su un argomento che desiderate affrontare e portare verso una soluzione positiva.

Scrivete il titolo o la domanda su un foglio. Vi si presenteranno delle parole e delle immagini magari ancora vaghe e apparentemente poco collegate al problema stesso.

Scrivete ugualmente le parole chiave, nel colore che vi sembra esprimere meglio lo stato attuale delle cose. Di fianco mettete un colore che secondo voi esprime lo scopo da raggiungere, e una freccia dello steso colore.

Se a questo punto vi viene spontaneo abbozzare con un disegno la forma del vostro desiderio o scopo, fatelo, sempre con il “colore del futuro”, e fate annotazione di tutte le parole e tutti i concetti che vi si presentano al proposito. Non occorre che questi siano scritti in sequenza orizzontale o verticale, anzi: assegnate loro intuitivamente uno spazio sul foglio, senza per ora valutarne l’importanza.

Potete anche abbreviare, creare o scegliere dei simboli, dei vostri “geroglifici” personali.

I singoli punti di questo insieme di parole, segni e disegni possono essere collegati tra loro per individuare una sequenza delle singole azioni da seguire, o l’ordine di importanza che attribuite loro.

Un simile simbolo, magari colorato, potrebbe diventare un buon ancoraggio per ricordarvi regolarmente uno scopo, una meta da raggiungere, e i due emisferi cerebrali lavoreranno così insieme nella stessa direzione.

domenica 1 luglio 2012

L'Espressione artistica nel Counseling - corso annuale di specializzazione in tecniche grafico/pittoriche, corporee e a mediazione teatrale




“A cosa serve l’Arte? A darci la breve ma folgorante illusione della camelia, aprendo nel tempo una breccia emotiva che non si può ridurre alla logica animalesca. L’Arte è generata dalla capacità propria dello spirito di scolpire la sfera sensoriale. L’Arte dà forma e rende visibili le nostre emozioni….”  Muriel Barbery

L’Arte è il prodotto di un processo creativo che si manifesta nelle più note forme d’espressione, in quanto suono, colore o movimento, e costituisce un’esperienza sia per l’autore che per il fruitore.
Il Counseling Espressivo consiste nella ricerca del benessere psicofisico attraverso l’espressione artistica dei pensieri, vissuti ed emozioni. Essa utilizza le potenzialità, che possiede ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti quotidiani. Per mezzo dell’azione creativa, sia essa un disegno,un movimento, una musica, l’immagine interna diventa immagine esterna, visibile e condivisibile e comunica all’altro il proprio mondo interiore emotivo e cognitivo.
L’arte permette un’espressione diretta, immediata, spontanea, arcaica ed istintiva di noi stessi che non passa attraverso la ragione.
L’ArtCounseling si basa sul concetto che ognuno ha in sé delle risorse proprie e un potenziale autorigenerativo che va semplicemente stimolato e il Counseling Espressivo si pone come obiettivo la riappropriazione di tale patrimonio in quanto può essere un valido sostegno nelle situazioni di difficoltà che la vita ci pone.
Attraverso un disegno, un colore si può contattare l’aggressività. Con la musica si può facilitare l’espressione dei sentimenti e con la danzamovimentoterapia e lo yogadanza il corpo è libero di esprimersi con il proprio linguaggio, al di là delle convenzioni. Attraverso il teatro si ha la possibilità di impersonare ruoli nuovi e mettersi nei panni degli altri.
La proposta formativa di ADYCA asd (Accademia DanzaMovimentoTerapia YogaDanza Counseling & Arteterapia) è finalizzata a strutturare abilità e competenze, che concorrono a definire e realizzare il profilo professionale dell’ArtCounselor, come integrazione specialistica ad un percorso già consolidato in Counseling o Psicologia (Laurea Triennale ), che dovrà operare a favore di categorie sempre più numerose di persone in diverse fasce d’età, e per interventi a valenza evolutiva,educativa, terapeutica (in equipe), e riabilitativa.

La scuola intende quindi formare gli allievi a competenze specifiche, affinchè diventino maestri di un codice linguistico diverso rispetto alla parola. Compito infatti dell'artcounselor è accompagnare l'utente nella scoperta del "fare" artistico, non rivolgendo l’attenzione all’interpretazione dei manufatti prodotti dal cliente, bensì focalizzando l’attenzione sul processo e sulla presa di consapevolezza e le risonanze che attraverso l’oggetto emergono nel cliente.

Obiettivi:
L’obiettivo del Corso di specializzazione in ArtCounseling è quello di formare operatori in grado di utilizzare le tecniche espressive nello specifico del loro settore professionale, di offrire la possibilità di attuare un percorso di crescita e di arricchimento grazie alla riscoperta dei linguaggi artistici, di progettare e condurre laboratori di arti terapie. Intende inoltre formare ai processi di salutogenesi e propone l’utilizzazione delle artiterapie per il loro sviluppo.

Contenuti:
  • Le Arti-Terapie: origini
  •  Principali approcci teorici
  • ArteTerapia e Counseling Espressivo affinità e differenze
  •  Il Setting
  • La Creatività: attingere al processo
  • L'attivazione dell'Emisfero destro
  • Sogni - Metafore e Fantasie Guidate
  • I materiali dell'ArtCounseling: sperimentazioni e risonanze
  • ArtCounseling come spazio della creatività e del gioco
  • Il gesto - il segno - la traccia: lo Scarabocchio, la figura emerge dallo sfondo
  • L'arte della comunicazione non verbale
  •  Comunicazione analogica attraverso il disegno
  • Ri-scopriamo i sensi: Vedere, Toccare, Ascoltare, Odorare,Gustare
  • I laboratori sensoriali attraverso i 4 elementi: Terra - Acqua - Fuoco - Aria
  •  L'arte visiva: la funzione mediatrice dell'immagine
  • Il foglio spazio del sè e del "possibile": il Collage
  •  Il colore: esplorazione - confronto - rappresentazione
  •   Meditazione creativa attraverso il colore
  •   Pittura emozionale: il con-tatto con la propria anima
  •   Il concetto di Identità: l'Autoritratto interiore
  •   La poetry therapy: le parole per dirlo
  •   Il Caviardage: trovare la poesia "nascosta"
  • Il Mandala, geometria esistenziale, spazio sacro del sè. Teoria e pratica.
  • I gruppi di ArtCounseling: struttura di un laboratorio
  •  Aree di intervento e destinatari
  • Simulate allievi
  • Counseling tra arte, corpo, movimento e Spiritualità
  • Introduzione a Nata Raja Yoga. Approccio corporeo in oriente e psicofisiologia Yoga.
  • Predisporsi allo Yoga: Yama e Nyama prime tappe del Raja Yoga.
  • Teorie e tecniche pricocorporee associate al plesso perineale.
  • Pratica fisica: gli Asana.
  •  Teorie e tecniche psicocorporee associate al plesso solare.
  • L'arte del Respiro: Pranayama.
  •  Teorie e tecniche psicocorporee associate al plesso cardiaco
  • Ritiro del Sè: Pratyara
  • Teorie e tecniche psicocorporee associate al plesso cardiaco.
  • Profonda attenzione: Dharana sui Mantra
  • Teorie e tecniche psicocorporee associate al plesso cervicale e faringeo.
  • La Meditazione: Dhyana
  • Teorie e tecniche psicocorporee associate la plesso pineale.
  • Spanda: la risonanza divina e Samadhi
  • Il Soffio della Dea Madre: suono , tecnica e mito della Danza del Ventre
  • TeatroTerapia. Lavoro sul corpo: rilassamento, postura, gestualità,ritmo, movimento nello spazio
  •  Educazione della voce
  •   Esercizi sulla fiducia e sull'ascolto.
  •  Improvvisazione teatrale
  • Studio e costruzione del personaggio
  • Simulate allievi


Metodologia:
La metodologia dei corsi e' teorico-esperienziale e promuove lo sviluppo personale oltre quello tecnico professionale in quanto impegna in modo vivo le risorse di ogni partecipante. La teoria non viene data in "astratto" ma in continua relazione con le esercitazioni e le esperienze pratiche.
Il desiderio di lavorare su se stessi e mettersi in gioco e' il requisito fondamentale alla partecipazione.

Il monte ore complessivo per la specializzazione in ArtCounselor è di 300 ore in 1 anno.
Le ore comprendono le materie teoriche e le attività esperienziali, di tirocinio didattico/professionale e di supervisione, ed ore di ricerca, studio e compilazione della tesi finale.

Criteri di ammissione
Diploma di Counselor o Laurea Triennale in Psicologia


per ogni ulteriore informazione scrivere a: adyca.asd@gmail.com
oppure:

sabato 11 febbraio 2012

I materiali dell’opera artistica: “comunicare” attraverso il medium artistico



In ogni esplorazione artistica e creativa, i mezzi operativi sono un dato fondamentale. Nel campo pittorico, l’utilizzo delle diverse tipologie di colori infonde al gesto creativo specifiche potenzialità energetiche oltre che tecniche.
La scelta del materiale utilizzato consente, poi,  a sua volta importanti considerazioni. 
In un setting di ArtCounseling questa scelta va lasciata al cliente, a meno che sussistano importanti motivi che giustifichino la decisioni di offrirgli un determinato stimolo.  La libera scelta ha, infatti, un rilevante significato legato alla personalità del cliente o al disagio che sta attraversando in quel momento e ci può dare importanti indicazioni su come procedere nel lavoro.
Non è assolutamente indifferente se qualcuno utilizza i pastelli oppure le cere o i gessi, le tempere, i colori digitali o l’acquerello. Sulla base delle esperienze, dove naturalmente le eccezioni confermano la regola, si può dire che, in genere, la scelta del materiale utilizzato per la rappresentazione è pilotata dall’inconscio e, proprio in quanto non è casuale, merita un’attenzione particolare.

Se qualcuno è tagliato fuori dai suoi ambiti emozionali, si può dire che vive esclusivamente “nella sua testa”, e quindi probabilmente eviterà i colori orientandosi spontaneamente verso la matita.
Il disegno eseguito con la matita su u foglio può essere facilmente cancellato, è quindi poco impegnativo. Prima di tutto il segno può essere tracciato in modo pallido e sottile sul foglio; inoltre, anche se con la matita si possono realizzare delle ombreggiature, il suo carattere resta tuttavia, sempre quello del tratto, che ben si presta a contenere qualcosa nei suoi contorni. Da cui possiamo dire che la matita esprime in genere una qualità astratta, teorizzante, è grigia o, in ogni caso, nerastra.
Per poter comunicare con la matita un’emozione profonda è necessario possedere una capacità artistica superiore alla media, oppure una carica di energia che lasci un segno nel disegno, definendolo, il che, come le persone che preferiscono questo mezzo, nella maggior parte dei casi è reso impossibile a causa di ristagni e blocchi emotivi.
In realtà, la parsimonia con la quale questi individui delineano soltanto i contorni delle cose non origina da una volontà di ridurre tutto all’essenziale, bensì da un “non poter dare” o “non voler dare”, da una paura che trattiene l’azione e che limita il darsi e l’impegnarsi.

Se si utilizza una matita colorata, è chiaro che le linee sono colorate e quindi anche più intrise di emozioni. Tuttavia questo sentimento è piuttosto rigido e freddo. Il colore dei pastelli è secco e duro, il tratto è sottile, la mescolanza delle tinte è problematica: solo l’applicazione ripetuta riesce a scaldare e ad amalgamare i colori.

Passiamo ai pastelli a cera , essi vengono stesi sul foglio con stratificazioni che formano una patina secca, compatta e variamente lucida. I colori non si mescolano con facilità; le sfumature, spesso, sono imprecise e mostrano una certa rigidità. L’applicazione dei pastelli a cera richiede forza e intensità, cosa che ben asseconda la loro caratteristica catartica e liberatoria. Essi sono particolarmente apprezzati dai bambini, che li utilizzano per sfogare, istintivamente, tensioni e conflitti. Il tratto è approssimativo e schematico, e proprio questa impossibilità di definizione consente l’esplorazione dei contenuti emotivi senza l’intervento critico della mente. Le tinte generalmente forti e imperative.

L’utilizzo dei gessi e dei pastelli a olio, al contrario, consente di esprimere sentimenti saturi, morbidi, densi. Essi sono mezzi che scorrono sul foglio con facilità, unendosi volentieri gli uni agli altri. La loro stesura è confortevole, il tratto è indefinibile ed emozionante. Ci aiutano a prendere coscienza delle profondità delle nostre emozioni, favoriscono la distensione e fluidificano il piano emotivo facendoci riflettere sull’effettiva disponibilità che abbiamo verso noi stessi. Lavorando con questo tipo di colori, si entra facilmente in uno spazio di intimità, in cui possiamo comprendere la vera natura dei nostri bisogni, trovando la necessaria morbidezza per viverli con intensità.

Con le tempere introduciamo un medium tra noi e il foglio: il pennello. Quando usiamo dei pastelli, di qualsiasi tipo essi siano, abbiamo il colore in mano e agiamo direttamente in modo istintivo. Invece, quando usiamo il pennello, solo la punta è imbevuta nel colore, e vi è comunque una distanza dalla mano. Questa distanza ci rende virtualmente testimoni e responsabili dell’azione. Tenendo il pennello in mano, improvvisamente diventiamo coscienti che l’opera richiede l’intima volontà di crearla, la piena responsabilità e ispirazione in ogni atto. Le tempere hanno una loro sobrietà, sono duttili e vigorose usandole possiamo imparare a prenderci la responsabilità delle nostre azioni e del nostro destino, affinandoci nel trovare soluzioni inaspettate e nuovi percorsi.

Il lavoro con gli acquerelli consente di lasciar trasparire le nuance più nascoste dell’animo. Negli acquerelli l’acqua è maestra, essa è materia misteriosa, fluida e incolore e rappresenta l’invisibile flusso della vita che scorre in ogni cosa.
Nella pittura ad acquerello è propriamente l’acqua che la fa da padrona: prendendo il colore muove la propria danza, tracciando fluorescenze cromatiche e imprevedibili incantesimi. Con questo strumento è difficile imporre la propria volontà bensì è necessario imparare ad assecondarlo  e a sedurlo. Chi è abituato a forzare la direzione della sua vita (con l’amara delusione che spesso ne deriva) ha molto da imparare dall’acquerello. Esso insegna il “lasciarsi andare” che non significa passività, ma una preziosa qualità di rilassata presenza, colma di attenzione e comprensione.

Mentre i colori ad acqua sono utili per lasciarsi fluire svelando i luoghi più delicati e impalpabili della nostra anima, i colori ad olio sono fortemente corporei, ricchi di sostanze e capaci di spessore. Con essi si può rappresentare tutto e tutto rimescolare. Asciugano lentamente e sono difficili da maneggiare. Hanno personalità forti e diverse, che a volte si amano e a volte si combattono sulla tela, così come accade nel gioco della vita. Il lavoro che impasta e stende i colori ad olio, scende in profondità nelle emozioni; in qualche modo il colore ad olio assorbe e contagia con una sorta di osmosi creativa che fa essere un tutt’uno con l’opera.

E per ultimo vediamo i colori acrilici; la pittura con questo tipo di colori è la più “asciutta” tra quelle a pennello. La stesura dei colori risulta omogenea e compatta. Ogni tinta ha la facoltà di ricoprire, è una pittura che è capace di razionalità e di precisione descrittiva. Proprio in questa sua nitidezza si esprime una forte spinta alla sintesi, un voler vedere chiaro. I colori acrilici si sposano bene al gesto volitivo che scaturisce dal processo di individuazione, capace di affermare o di negare ma forse non acora pronto  a emozioni profonde in cui lasciare che l’Io si diluisca nello stupore.

giovedì 20 ottobre 2011

L’Art Counseling e la Creatività



" People" tec.mista su tela 20x20-2011 - Giovanna Lentini


Come ho già più volte ribadito in vari post , in un percorso di Art Counseling siamo invitati ad usare la nostra creatività per produrre  lavori originali e immaginativi. 

Non si tratta di un’esperienza imitativa, in cui seguendo una serie di istruzioni si copia un’immagine o si acquisisce una tecnica. Eseguire una replica esatta di un oggetto, un disegno o una scultura può anche essere fonte di soddisfazione ma non innesca quel processo creativo in cui poter scoprire e sviluppare il nostro più autentico e personale mondo di immagini.
Lavorare sul processo di produzione delle immagini e correre il rischio di esprimere noi stessi sospendendo ogni giudizio ci mette a contatto con il nostro potenziale creativo.

L’Art Counseling è un processo che consiste nell’esplorare, modificare e creare immagini avventurandosi spesso verso l’ignoto. Questo può essere snervante, specialmente all’inizio. Attingendo esclusivamente alla fonte creativa non si hanno modelli da seguire o esempi da ricopiare o riprodurre. La creatività comporta inevitabilmente che si corrano dei rischi, si rompano barriere, si forzino limiti e si inventino idee nuove.

Se ci si sente al sicuro solo quando si hanno regole certe ed esiste la risposta giusta, questa esperienza dapprima sembrerà frustrante, contraddittoria, forse esasperante. Tuttavia è un’esperienza che vale la pena di fare perché può avviare un processo di cambiamento, crescita e interezza personale conducendo la persona all’autocoscienza e alla trasformazione.

Immergersi nel processo creativo è, nei termini più semplici, un’esperienza manuale che stimola al pensiero divergente e alla sperimentazione di prospettive nuove e nuovi modi di pensare, per alimentare e arricchire il nostro ben-essere.

“Talvolta dobbiamo riposarci da noi stessi, guardando in profondità dentro di noi, da una distanza artistica; dobbiamo saper ridere e piangere di noi; dobbiamo scoprire l’eroe e anche il buffone che si nasconde nella nostra passione di conoscenza; dobbiamo ogni tanto essere contenti della nostra pazzia, se vogliamo poter essere ancora contenti della nostra saggezza.” Nietzsche


mercoledì 4 maggio 2011

Il Collage complica e chiarisce l’immaginario …..

"Una fetta di tempo ..." - Collage e parole di Gabriella Costa

Il Collage, parola che viene dal francese e significa letteralmente "incollare", è una tecnica utilizzata per opere composte da materiali diversi incollati su un supporto; viene adottata agli inizi del 900’ per la realizzazione di strane opere dette di avanguardia dagli esponenti del cubismo e in particolare da Geoges Braque e da Pablo Picasso, ma viene utilizzata anche dai futuristi italiani circa nello stesso periodo.

E’ una tecnica che si presta benissimo per creare delle opere grafiche interessanti e intricate perché lavorando con forbici e colla c’è la possibilità di ottenere tutto quello che la mente raggiunge; si può lavorare sulla realtà, la si può stropicciare e cercarne un controsenso, si può entrare nel mondo del sogno e veicolarlo, si possono creare personaggi immaginari e riscoprire in sé quella parte giocosa che rende divertente il Fare senza un senso particolare.

Si può incollare, sovrapporre e strappare; si possono inventare sottofondi immaginari e paesi lontani nel tempo, si può giocare con ogni sorta di messaggio.

Quando si sfoglia una rivista , se lo si fa con l’intenzione di cercare qualcosa anche se non nsi ha ben chiaro cosa, ci si predispone ad una sensibilizzazione del pensiero. E’ strano infatti quello che succede, si girano le pagine e non si leggono più gli articoli, ma l’occhio è subito catturato dalle immagini, dai colori, dalle forme, dalle ombre, dalle parole grandi, dalle lettere e da tutti quei personaggi che, seppur famosi, sulle foto perdono la loro personalità e quasi misteriosamente entrano nella storia individuale di ciascuno diventando i protagonisti dei nostri pensieri e delle vicende che si vogliono raccontare.

E’ così infatti che ogni figura che risponde alle caratteristiche del proprio immaginario viene ritagliata e inserita in una nuova storia.

" Lo sguardo" - Collage di Gabriella Costa

Il collage non è solo un lavoro estetico, quando lo si fa non ci sono regole. Le proporzioni non si considerano più: davanti, dietro, sopra,sotto, piccolo e grande è lo stesso. Fa parte del gioco avere la possibilità di infrangere quelle che sono le regole logiche. Si taglia e si incolla tutto ciò che colpisce per un qualsiasi motivo interiore e c’è il permesso di farlo in modo libero.

Il Collage è un medium legato all’immagine, è fatto da tanti pezzi che vengono messi insieme, ma a differenza di un puzzle in cui i tasselli si incastrano tra loro con precisione, non esiste vincolo di sorta e i ritagli possono trovare posto in qualsiasi punto del foglio, secondo la logica che il senso di quel particolare momento suggerisce.

Il foglio bianco diventa lo schermo su cui proiettare i nostri fantasmi, le nostre paure, i nostri ricordi, una sorta di filo d’Arianna che ci conduce attraverso il labirinto del nostro inconscio fino al centro di noi stessi. Esso ci permette di mettere in scena la nostra fiaba interiore accedendo al nostro immaginario lasciando tuttavia intatte le nostre difese. Infatti in arteterapia il Collage è una grossa maschera che rispetta molto le difese di chi lo fa : attraverso una immagine ci si può nascondere e permettere che essa parli in nostra vece.

I Collage tuttavia possono avere un significato molto profondo: a volte si legge chiaramente il senso di un lavoro, ed è questo il bello, si prova un puro piacere a ritagliare e incollare e il senso che muove questi gesti non è sempre da raccontare … Può rimanere interiore, può far bene solo a chi lo esegue senza che ci sia la necessità di comunicarlo. Gli oggetti che si vedono girare tra le pagine dei mensili e dei settimanali a colori, vecchi o più recenti, aiutano i sogni ad emergere dall’inconscio; gli oggetti sono lì a portata di forbici, basta ritagliarli e il semplice gesto di incollarli permette a questi oggetti di essere davanti agli occhi inseriti in una nuova realtà.

" Quella che non sono" - Collage di Gabriella Costa

Attraverso le varie fasi del lavoro: la scelta dell’immagine, la de-struttrazione (taglio o strappo della figura) e la ri-configurazione dello scenario (che fino all’incollaggio può essere riposizionato all’infinito), permette di sperimentare , ri-creare e ri-organizzare nuove e diverse ambientazioni come possibili metafore di situazione di vita.

A volte, invece, il risultato è un’opera con una serie di pezzi incomprensibili, senza senso, allora in quella confusione si può percepire un certo caos di chi ha voluto quel lavoro. In questo caso l’obiettivo può essere quello di fare chiarezza dentro di sè, portando fuori emozioni e sentimenti e permettendo così, di vivere questi stati d’animo come spettatori e non come attori.

Altre volte ancora dietro ad un collage semplice e ridicolo si nascondono verità profonde, frasi ritagliate o messe insieme che prendono un loro senso e veicolano sogni, desideri, ossessioni che in un altro modo potrebbe essere difficile descrivere.

Il Collage rappresenta il desiderio di modificare le cose. Non è solo narrazione di una storia, di un evento è il racconto di quella storia o di quell’evento nel modo più perfetto possibile “come se…” come se fosse possibile viverla in quel modo.

Questa tecnica spesso in un percorso di ArtCounseling rappresenta l’asso nella manica per il Counselor: sfruttando le immagini ritagliate da riviste o le foto, nei momenti in cui la persona non sa cosa fare e manifesta qualche difficoltà a proseguire , questo metodo permette di andare avanti. La persona si trova così in quel momento sollevata dalla decisione di iniziare magari un disegno sul foglio bianco oppure di dover intraprendere un discorso con le parole.

Le riviste che trova da sfogliare lo alleviano per un po’ dal mostrarsi o dall’entrare in sé in un momento in cui c’è la necessità di una pausa. Ciò che apparentemente protegge il cliente alle prese con un collage è il fatto che questa tecnica tiene le emozioni a “distanza”, c’è un coinvolgimento (apparente) minore perché le immagini utilizzate sono come prese in prestito, fatte da altri, già utilizzate in altri contesti. In questo modo ha l’impressione di sentirsi un po’ riparato, non si mette in gioco in prima persona, nonostante le scelga mossa da un pensiero suo o da un’emozione che è scattata e si è collegata a quello che ha visto tra le pagine del giornale.

Il Collage è una tecnica assolutamente adatta a tutti :

  • per gli anziani può essere un modo per legare con un immaginario filo i ricordi sollecitati da immagini oppure da vecchie fotografie
  • per i disabili è una maniera per innalzare la loro autostima creando qualcosa di artisticamente valido
  • per i bambini il tagliare e incollare è uno dei primi “giochi” che li fa sentire artisti in erba
  • per gli adulti con la sindrome del “non so fare nulla” è un approccio che cambia completamente la loro prospettiva del “saper fare”


Concludo sottolineando gli scopi principali di un lavoro attraverso il Collage:

  • Favorire la comunicazione delle proprie emozioni, mantenendo comunque una certa distanza per non farsene travolgere
  • Promuovere l’autoconsapevolezza e l’accettazione di sé
  • Sviluppare la propria identità creativa ed immaginativa


Se tutto questo ha solleticato la tua curiosità perché non vieni a provarlo in un week-end fatto di relax e ben-essere ??? … ti aspetto !!!!


2/3 Luglio – Borgo Babette http://scuolaestivacreativa.blogspot.com/

Il Collage: raccontarsi attraverso le immagini


Per informazioni sui costi ed iscrizione scrivere a gabriellacosta@artcounseling.it