domenica 6 febbraio 2011

Vuoto ... Pieno ... Unità ...

Piet Mondrian - "Grande Composizione A" -

Pieno o vuoto, ombra o luce, corpo o anima, essere o
non essere.

Inesorabilmente il positivo respinge il negativo ma con la stessa irrimediabilità lo attrae, lo chiama a sé. L’uno esiste in funzione dell’altro; l’uno per l’altro.

In opposizione ad un pieno, c’è solo un vuoto, che lo possa riempire e la pretesa di pienezza, senza un vuoto che la possa contenere, resta solo impertinenza.

Se vuoi la luce, la luce vera, devi cercarla nel buio con il coraggio della notte.

Spogliati di ogni luce di superficie, spegni luccichii e bagliori, fai buio.

Accetta il nero, convivi con l’oscurità, guardaci dentro.

Una piccola luce si accende...poi un’altra...e un’altra ancora.....


VUOTO....

"Nan-in, un maestro giapponese, ricevette la visita di un professore universitario che voleva studiare Zen. Nan-in servì il tè. Riempì la tazza del visitatore e poi continuò a versare. Il professore osservò il tè che stava traboccando, fino a che non potè più contenersi: “E’ strapiena. Non ce ne sta più!” “Come questa coppa”, disse Nan-in, “tu sei colmo delle tue opinioni e preconcetti. Come posso mostrarti lo Zen se non svuoti la tua tazza?" (Nyogen Senzaki)

L’essenzialità è una conquista. Il vuoto capace di generare sostanza non si dà in modo gratuito ma solo al termine di un percorso; un atto di spoliazione tanto drastico rispetto alle leggi della vita quotidiana quanto è connaturato alle leggi più intime della nostra vita interiore....

Ora prova il vuoto.... cominciando dallo spazio ....


Scegli una stanza che ti sia famigliare; un luogo che custodisca la tua trasformazione, il tuo processo di “svuotamento”.

I muri, i mobili e gli oggetti trasudano gesti, ricordi, eventi, pensieri,amore,dolore.

Svuota la stanza….. Libera lo spazio…..

Linee rette definiscono le pareti e disegnano il pavimento.

Angoli...Spigoli..Contorni...

Siediti al centro della stanza vuota. Fissa il tuo sguardo sul muro.


N o n c ‘ è p i ù n u l l a , s o l o b i a n c o e l u c e . . . .


Osserva il silenzio più assoluto.

Liberati di tutte le parole, quelle dette e quelle non dette.

Zittisci ogni suono e rumore; prima fuori di te, poi dentro di te.

Solo quando tutto tace puoi cominciare a “SENTIRE”. ASCOLTA IN SILENZIO. ASCOLTA IL SILENZIO.


PIENO .....

Riempi il fisico. Inspira

lentamente e profondamente;

travasa dentro tutto ciò che

è fuori; riempitene il più

possibile i polmoni, il corpo....

Trattieni.... Espira, vuotando

il corpo e la pancia fino ad infossarla..


La pratica respiratoria tende ad immettere nel corpo il

ch’i (aria) più sottile affinchè lo nutra e pian piano elimini

la parte densa e impura, portandolo alla stessa sottigliezza

e purezza del Cielo immortale. Ciò si ottiene inspirando

dal naso l’aria che, mediante la visione interiore, viene

guidata e fatta circolare in tutte le parti del corpo, dove

deve essere trattenuta il più a lungo possibile, espirandola

alla fine dalla bocca”

Lieh-tzu, “Il Vero Libro della Sublime Virtù del Cavo e del Vuoto”


...Ora mangia una mela. ..... Rossa, piena....

mangiala tutta... assaporala...

riempiti la bocca con la sua polpa....


Ed ora accostati nuovamente al muro

Avvicinati lentamente fino a che il bianco

svela la sua trama. La parete, tutt’altro

che piatta, rivela la propria topografia:

escrescenze infinitesimali, tracce di pennellata,

di setole pesanti, segni di stuccatura.

Sotto le spoglie di un muro vuoto,

un piano fitto di segni che affiorano,

svaniscono, si accavallano.....

Lascia un segno nello spazio, un oggetto: un solo ed unico elemento che riempia la stanza..


IL VUOTO ORA E’ PIENO


UNITA’ ....

La polarità di positivo e negativo è destinata

a diventare unità. Non c'è concavo senza

convesso, non c'è convesso senza

concavo. Entrambi si fondono in una

unità significativa ....


" ..Nel procedimento creativo come nella vita

pieno e vuoto è una polarità, una

coincidenza di opposti, come nel

negativo di una fotografia in cui la

luce diventa ombra e l'ombra diventa

luce ... "A.Archipenko


PIENO VUOTO
INSPIRA ESPIRA
PIENO VUOTO
INSPIRA ESPIRA


Affacciati alla finestra e porta il tuo sguardo oltre i limiti del muro; osserva gli alberi che si stagliano sulla linea d'orizzonte: VERTICALE-ORIZZONTALE.


Cielo e terra si incontrano....

Maschile e Femminile s'intrecciano....

Spirito e materia si con-fondono....

Tutto ciò che è in rapporto complementare tende all'unità.

Ogni elemento si perde nel proprio antagonista

come in un gioco di fluidi che si incontrano, si

toccano, lottano, si uniscono ma nell'Uno conservano la propria distinzione....

+

-

PIENO

VUOTO

DENTRO

FUORI

ORIZZONTALE

VERTICALE

AMORE

ODIO

BIANCO

COLORE

SOLE

LUNA

VITA

MORTE


La Felicità?????..... "l'unità di positivo e negativo..."


venerdì 4 febbraio 2011

La figura dell'ArtCounselor



Prima di tutto bisogna tener bene a mente che il Counselor è una guida, non il mago con la bacchetta magica o il "salvatore" che vuole a tutti i costi trovare la soluzione adatta a ciascun problema che il cliente porta nel setting.

Il Counselor è colui che facilita al cliente l'accesso alle sue risorse, è un sostegno, NON attua ristrutturazioni del profondo, compito dello Psicoterapeuta.

La responsbilità del Counselor rispetto al cambiamento del comportamento del cliente è limitata, infatti egli è pienamente responsabile della propria vita e se non mette in discussione i propri meccanismi provando a cambiarli, mettendosi in gioco, gli verrà rimandato questo aspetto di evitamento chiedendogli se la motivazione nel cambiamento è ancora valida come nel momento in cui si è rivolto a noi.

Il Counselor a mediazione artistica ha uno strumento in più per agevolare il cliente in un periodo di impasse della sua vita: l'immagine, il prodotto artistico, che porta con sè una distanza emotiva la quale aggirando le difese permette di guardare con più tranquillità il problema e di verbalizzarlo prendendone coscienza e dandogli un nome.

Il Counselor orientato all'espressione può guardare (Counselor come spettatore di quello che il cliente rappresenta) alla comunicazione del cliente come se fosse un'opera d'arte, per poter com-prendere successivamente dove nella rappresentazione estetica ci sono aspetti significativamente relazionabili a difficoltà esistenziali.

Per comunicazione estetica si intende tutto ciò che anima l'inanimato che rende viva l'immagine, (dalla palude di situazioni complesse emerge un qualcosa che diventa "figura" - dal limo della palude dell'inconscio sorge la ninfea - Jung) il prodotto attraverso un esercizio di proiezione precede e amplifica la comunicazione attraverso la parola.

Lo sforzo sarà quello di costruire una alleanza creativa con il cliente, in modo poi di riproporla all'esterno. La comunicazione estetica ha in sè il potenziale di tirare fuori dal pozzo dei significati inconsci quello che sta nell'ombra rendendolo vivo ed è in questo spazio (area transazionale) che può avvenire il gioco, lo scambio e dove c'è la possibilità di ristrutturare e cambiare.

Da un punto di vista di orientamento “diagnostico”, al di là della sublimazione (meccanismo di difesa fisiologico dell'essere umano) proposto dalla psicoanalisi, le forme estetiche permettono di raggiungere il cuore del problema (la creatività crea un approccio nuovo ad un problema rigido che non sa come fare ad evolvere) per lavorarci: il cliente e il Counselor attraverso l'esplorazione e la consapevolizzazione per produrre un cambiamento evolutivo.

La psicologia della Gestalt, con lo studio sulla percezione e la focalizzazione dell'attenzione sull'emergere della figura da uno sfondo indistinto nonchè per l'attenzione al vissuto emotivo emerso e riletto attraverso il modello del ciclo del contatto, può offrire una buona griglia di sostegno cognitivo per la successiva esplorazione del lavoro.

Il Counseling diviene allora un modo per permettere al cliente di poter creare la sua personale forma per un processo di approccio ai blocchi, alle interruzioni e per una reale trasformazione evolutiva del problema presentato. L'arte può esplorare ad un livello più profondo senza la necessità di manipolare il linguaggio.

L'arte è spaziale e non ha l'elemento tempo e quindi un disegno può rappresentare molti aspetti della vita contemporaneamente mentre la verbalizzazione è una forma più lineare di comunicazione.

Per riassumere l'ArtCounseling è una particolare modalità di intervento di sostegno (NON di psicoterapia), che si avvale di tecniche artistico-espressive come strumenti di espressione e comunicazione.

L'atto creativo esperito all'interno di un contesto protetto, facilita il contatto con le emozioni e permette di mobilitare le risorse personali per ampliare l'autoconsapevolezza, per affrontare difficoltà emergenti in qualunque momento della vita o per incrementare il ben-essere personale.

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Se ti va di provare puoi telefonarmi (347 1751469)o inviarmi una mail (gabriellacosta@artcounseling.it) per prenotare il tuo appuntamento...

ll primo contatto è ASSOLUTAMENTE GRATUITO e NON VINCOLANTE !!

mercoledì 2 febbraio 2011

L'Atto Creativo ...

Paul Klee - "Landascape with yellow birds" -


“.. Nell'atto di creazione di ciascun individuo l'arte nutre l'anima,coinvolge le emozioni e libera lo spirito, e questo può incoraggiare le persone a fare qualcosa semplicemente perché vogliono farlo.

L'arte può motivare tantissimo, poiché ci si riappropria, materialmente e simbolicamente,del diritto naturale di produrre un'impronta che nessun altro potrebbe lasciare ed attraverso la quale esprimiamo la scintilla individuale della nostra umanità…"


Bernie Warren -"Arteterapia in educazione e riabilitazione”

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L'arteterapia ci tuffa pienamente dentro tale processo vitale permettendoci di godere del piacere di creare, di lasciare le nostre tracce, di dare forma e trasformare, di superare, di crescere. Ci avvicina alla nostra umanità lasciandoci contemporaneamente la possibilità di percepire la nostra forza più profonda.

martedì 1 febbraio 2011

Il Pensiero Creativo come alleato nel ri-trovarsi

Crissi Piras -"Colori liberi" - tecnica mista su tela - cm 80x60 - 2009


“Nella vita ci sono sempre nuovi inizi in cui è possibile acquisire altre e più profonde conferme della propria esistenza” (Verena Kast)

Ogni individuo è unione di inconscio e conscio, luce e ombra, istinto e ragione; in ognuno di noi convivono tanti opposti e per giungere alla propria pienezza è necessario che ciascuno percorra i meandri della propria interiorità.

Durante questo viaggio, il viaggio dell’Eroe alla ricerca del suo Tesoro (http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2008/11/20/il-viaggio-dell-eroe.html),potremmo salire sulle vette o scendere negli abissi l’importante è riuscire sempre a sentire e riflettere,vedere e ascoltare, creando e mantenendo i ponti che si vanno costituendo nel cammino. Saranno proprio questi ponti che ci consentiranno di raggiungere le cose più belle, spesso le più nascoste o quelle che non riusciamo o vogliamo vedere.

Durante questo cammino il più delle volte arduo e faticoso si raggiungono diverse tappe e quindi diverse consapevolezze; l’incontro con le emozioni nelle diverse età evolutive, siano esse di gioia o di sofferenza, ci schiude al mondo delle immagini e l’immaginazione ci consente di entrare in quello spazio che offre la possibilità al sé di dispiegarsi.

Aprire la porta al mondo dell’immaginazione vuol dire darsi la possibilità di esperire nuovi anfratti, nuove intuizioni, per ri-comporre nuovi paesaggi e darsi altro tempo offrendo una nuova luce e un nuovo respiro ai nostri vissuti.

Scrive Francesco Montecchi, neuropsichiatra e psicanalista junghiano infantile membro dell'International Association for “Sand Play Therapy”, “la psiche con l’aiuto delle immagini si orienta nel mondo e si adatta ad esso e così è in grado di vivere e di svilupparsi. Così l’immagine esterna non è solo proiezione dell’immagine corrispondente interna, ma entrambe sono parti tra loro corrispondenti di una unica immagine originaria e simbolica che si è scissa...”

Ed è proprio dalle esperienze più sofferte che possiamo alzare le vele verso nuovi lidi che, attraverso la sensibilità e l’accoglienza, portino nuova energia.

Jung utilizzava con i suoi pazienti l’immaginazione attiva, osservazione del flusso delle immagini interne, senza che venga imposto alcun tema.

Si comincia fissando l’attenzione su di un’immagine che giunge spontanea, e si continua osservando le trasformazioni che questa immagina subisce, come si arricchisce di dettagli, si sviluppa e si evolve.

In questo modo la persona non è immobile, racchiusa dentro la sua fantasia, bensì avviene un dialogo interno dove conscio e inconscio concorrono insieme, non più nemici ma alleati e parte dello stesso contesto, ed affrontano INSIEME la vita.

Possiamo quindi affermare che l’immaginazione è già parte dell’azione operando all’interno di un “quasi reale” che ha in sé tutte le potenzialità per trasformarsi in attività. Le immagini che creiamo ci permettono di vivere gli eventi prima di agirli nella realtà; il “come se” immaginativo ci conduce in una sorta di spazio transazionale in cui è possibile sperimentare il cambiamento.

Attraverso l’immagine diventiamo attivi e con l’azione prendiamo parte all’evento evocato e nel gioco recuperiamo la fiducia predisponendoci così al cambiamento. L’immaginazione ci permette di sondare creativamente le possibili soluzioni ad una situazione mettendole a confronto con il nostro bagaglio di conoscenze, la cui ampiezza contribuisce ad aumentare le possibilità di cogliere relazioni , e quindi, di immaginare soluzioni.

Alla luce di tutto ciò l’immaginazione diventa un modo per recuperare energia e forza per uscire dal tunnel dell’autosvalutazione scoprendo di riuscire a trovare in sé capacità sconosciute e recuperare potenzialità perse.

Ciò che si attiva ha un grandissimo valore: si entra in contatto con il nostro mondo interiore; in questa connessione tra l’Io e l’inconscio si crea quello che Hillman chiama “fare anima”,dove gli eventi si trasformano in immagini, dando luogo a quel processo di creazione e illuminazione che permette di potersi prendere cura dell’anima, "questo cavernoso deposito di passioni", la parte di noi più intima e profonda centrale nel nostro ri-trovarsi.

Importante diviene, quindi, la continua ricerca di Sé e nel momento in cui ci si pone in ascolto delle proprie emozioni e delle proprie immagini interiori il “fare creativo” inteso come espressione grafico-pittorica del nostro mondo interiore diviene un ulteriore possibile via per esternare la propria anima e superare le difficoltà.

Attraverso l’arte, manifestazione visibile del nostro inconscio , è così possibile uscire dai ristagni e dai blocchi che impediscono il contatto con i nostri bisogni e liberare energia che consente di modificare la direzione dei disagi e creare nuove vie dove diventa più facile ri-trovarsi diventando autonomie liberi di vivere pienamente.